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19 aprile 2018

Cara, vecchia città

Con il Fuorisalone Milano celebra la classe creativa. Ma i residenti del capoluogo lombardo sono sempre più vecchi. Come d'altronde sta succedendo in molte metropoli per colpa del prezzo delle case

Samuele Cafasso

Creative, certo, ma anche sempre più vecchie. La settimana del Salone del Mobile che si chiude domenica 22 aprile è stata ancora una volta l’occasione per mettere in scena la lunga rinascita di Milano, città traino di un Paese che a nord-nord est vede una ripresa robusta. Eppure, dietro gli atelier, gli open bar e le creazioni dei giovani architetti c’è anche una città che sta invecchiando. A causa del trend nazionale, certo, ma anche a causa della crescita dei valori immobiliari che nel capoluogo lombardo, così come in altre grandi città mondiali, sta buttando fuori le classi più giovani, impossibilitate a sostenere i costi di affitto o di acquisto.

 

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Sale l’età media

«Per secoli – ha scritto il Financial Times in un recente articolo – le grandi città hanno attratto i giovai e gli ambiziosi in cerca di strade lastricate d’oro. Adesso quelle stesse strade di città sembrano molto più attraenti per chi ha i capelli bianchi anziché per i giovani, che le evitano a causa dei prezzi delle case troppo alti». Secondo i dati raccolti dal giornale britannico, dal 2011 al 2016 l’età media dei londinesi è cresciuta di un anno, mentre nei cinque anni precedenti non ha segnato variazioni significative. A New York la crescita è stata di otto mesi nello stesso periodo, addirittura di due anni a Hong Kong.

 

C’era una volta la classe creativa

Milano non fa eccezione: se consideriamo i confini della città metropolitana, l’età media nel periodo 2011-2016 è cresciuta di 9 mesi e 15 giorni. Allargando un po’ lo sguardo: nel 2008 l’età media dei residenti della “grande Milano” era di 43,3 anni, nel 2017 è di 44,5. Se restiamo dentro i confini del Comune, saliamo a 45 anni e mezzo e, ancora, se escludiamo gli stranieri, siamo a 48,1 anni. La media italiana è del 44,4. La domanda è banale, ma anche ineludibile: davvero le città sono motori di sviluppo, la culla della formidabile classe creativa di cui parlava Richard Florida oramai 17 anni fa? In realtà il sociologo americano ha già da tempo innescato la retromarcia, come dimostra il suo ultimo libro intitolato significativamente Crisi urbane – Come le nostre città fanno crescere la diseguaglianza, incrementando la segregazione e facendo fallire la classe media, e cosa possiamo fare.

 

Generazioni e classi

Il focus dell’opera di Florida è sulle differenze sociali, significativamente il libro è stato pubblicato dopo la vittoria di Trump negli Stati Uniti che ha palesato ancora una volta la distanza siderale che separa New York e San Francisco dal resto del Paese. Ma c’è anche un tema generazionale: la crescita dei valori immobiliari che prima ha riguardato soprattutto i centri cittadini, nota il Financial Times, si sta allargando a macchia d’olio nelle aree semicentrali e periferiche, una volta “colonizzate” dai giovani creativi in cerca di alternative sostenibili. Questo processo è oramai giunto al termine e nel caso di New York, nota il Financial Times, si sta delineando la tendenza a “sbordare” nelle città vicine, come Athena. Semplicemente la competizione nell’acquisto o nell’affitto delle abitazioni tra giovani e anziani con maggiori capitali accumulati non è sostenibile.

 

Il caso italiano

Il caso italiano è un po’ diverso. Nell’annuario dell’anno scorso l’Istat ha dedicato un focus alle dinamiche demografiche di Roma, Milano, Napoli. Per quanto riguarda il capoluogo lombardo, le mappe sviluppate dall’istituto statistico mostrano chiaramente come il centro e il semicentro della città veda prevalere aree residenziali abitate da persone a reddito alto di fianco ad altre aree caratterizzate soprattutto da una popolazione anziana: il processo di invecchiamento del Paese è il catalizzatore di un “blocco” che ha risultati simili, ma dinamiche diverse rispetto a quello che si vede nel resto del Paese. Il blocco significativo, nel caso italiano, è dato dalla mancanza di una vasta offerta di affitti, anche a causa del crollo di qualsiasi politica pubblica in questo campo. Un tema che, significativamente, è stato completamente ignorato in campagna elettorale. Vivere in città rischia così di diventare sempre più una scelta possibile solo a persone anziane, o molte ricche, anche se le dinamiche nel nostro Paese sono un po’ differenti che altrove. Resta il fatto che anche la buona e vecchia classe creativa, oramai, ha i capelli bianchi.

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