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8 marzo 2018

I destini incrociati degli eredi (politici) di Marx

La sinistra (di governo) è morta ovunque in Europa. E se i tedeschi sottolineano le somiglianze delle parabole di Spd e Pd, una differenza esiste: solo l'Italia ha un partito come il M5S che raccoglie tutti i voti degli altri

Barbara Ciolli

In Occidente la sinistra scompare, travolta da forze populiste e di estrema destra. È accaduto poco più di un anno fa negli Stati Uniti, con lo choc causato da Donald Trump e la vittoria su Hillary Clinton che lo insediato alla Casa Bianca. Pochi mesi prima c’era stato il sì al referendum della Brexit: l’uscita – ancora in cerca di accordi definitivi – del Regno Unito dall’Unione europea. Il processo investe in generale i partiti tradizionali e l’establishment politico e istituzionale al potere dal Secondo dopoguerra, ma le vittime maggiori sono le forze di sinistra in macerie, e quanto sta vivendo il Partito democratico (Pd) in Italia presenta un’affinità fortissima con le vicissitudini dei socialdemocratici tedeschi della Spd.

Spd e Pd: due grandi partiti ridotti in macerie

Per entrambi i grandi, storici e articolati partiti le ultime legislative sono state drammatiche. Il 24 settembre 2017 la Spd è uscita dalle urne con il 20,5% dei consensi: il minimo storico dal 1945. Come il Pd, crollato il 4 marzo 2018 al 19%. Nei mesi precedenti i sondaggi indicavano, tanto in Germania quanto in Italia, un calo continuo delle due forze politiche, nonostante gli sforzi interni di negare la disfatta che si stava profilando. Sia il Pd sia la Spd uscivano da governi di larghe intese con il centrodestra moderato e liberale, in evidente declino anche in Germania, dove i cristiano-democratici e sociali (Cdu-Csu) di Angela Merkel sono incapaci di governare da soli, al più basso consenso dalla fondazione nel 1949, ma pur sempre sopra il 30%.
Anche per il Centro di ricerca politica sull’Italia (Pifo) dell’Università di Gießen, in Germania, un osservatorio attento che da anni rilascia dossier sugli sviluppi politici nel nostro Paese e che ha monitorato le elezioni del 4 marzo, «il parallelo tra sinistra tedesca e italiana risulta evidente e per certi versi impressionante, prima e dopo il voto», come ci racconta l’esperto di sistemi partitici comparati in Europa Markus Grimm. Quanto sta vivendo la Spd dopo le legislative è ancora più preoccupante: una fine che, ancora una volta, si preannuncia simile a quella del Pd, a giudicare dagli eventi incalzanti.

Dovendo accettare un’inevitabile altra grande coalizione, i socialdemocratici sono precipitati ulteriormente al 15%, quel che è peggio al livello o addirittura dietro l’estrema destra xenofoba e nazista di Alternative für Deutschland, che oscilla tra il 13% e il 16%. E, come nel Pd, nella Spd lacerata da tempo da grandi divisioni interne sono dilagate liti e guerre anche personali, che hanno portato alle dimissioni del leader Martin Schulz – un anno prima eletto con un plebiscito del 100% del Congresso entusiasta –, tant’è che il 22 aprile 2018 i socialdemocratici si riuniranno in via straordinaria per designare il loro nuovo presidente e non mancheranno scontri.
Schulz, però, non può essere paragonato al leader uscente del Pd Matteo Renzi: «I comportamenti sono stati completamente diversi», sottolinea infatti Grimm. A febbraio l’ex capo tedesco dell’europarlamento ha ceduto immediatamente l’incarico al suo vice, reggente pro-tempore, riaprendo il confronto tra i socialdemocratici. Al contrario la decisione anomala di Renzi di “dimettersi”, restando operativo fino a un ipotetico nuovo governo, per Grimm «blocca il partito in una fase convulsa e può rivelarsi una catastrofe per il Pd».

Tra Schulz e Renzi c’è opposizione anche nell’azione alla guida del partito: Schulz, «da outsider della politica tedesca, si è trovato catapultato in una campagna elettorale ed è rimasto poi privo di una sua base e corrente di riferimento», come se insomma il rottamatore toscano fosse stato attorniato da dalemiani e bersaniani e non dal cerchio magico di fedelissimi; Renzi viceversa, anche all’estero, è apparso «da un certo punto in poi – ossia dall’errore della personalizzazione del referendum costituzionale del 2016 – eccessivamente sicuro di sé nel muoversi».

 

Solo in Italia c’è un contenitore di voti buono per tutti come i 5Stelle 

Ma al di là delle grosse traversìe interne ai due partiti, per Grimm la sopravvivenza della sinistra è a rischio nell’intera Europa. Un fenomeno profondo, avanzato e di ampio spettro: «Anche il Francia il Partito socialista di François Hollande è uscito devastato dalle Legislative del 2017, in Austria i socialdemocratici hanno perso ed è stato costruito il governo più di destra di sempre… Nel complesso si assiste a uno spostamento a destra dell’elettorato in tutto il continente. In Italia anche la grande area di voti un tempo ai democristiani, al centro, è sparita e la stessa Forza Italia di Silvio Berlusconi, pur in misura minore del Pd e per quanto non lo voglia ammettere, è stata sconfitta nell’ultimo voto».
Le similitudini sono molte, non solo tra la Spd e il Pd. L’ultimo leader dei democratici Renzi, per esempio, all’inizio era stato accolto dagli elettori italiani e anche in Europa al pari del francese Emmanuel Macron, come una «sana opportunità di cambiamento, di rottura dagli apparati dei partiti di massa, e capace delle riforme necessarie». Quel che sembra cercare alla fine la gente, spiega Grimm, «è una risposta efficace a problematiche reali o percepite come in arrivo, per le quali c’è paura».

I temi sono in primo luogo l’immigrazione e l’impoverimento economico: se ne avverte la minaccia anche in aree ricche come la Val d’Aosta in Italia o la Baviera in Germania, tra elettorati borghesi ma chiusi, oltre che nel Sud Italia paralizzato dalla crisi o nelle periferie tedesche dell’Est abitate da sussidiati statali.
Una reazione a catena di radicalizzazione: in Italia nei comuni dove hanno deluso il Pd o Forza Italia si vota Movimento 5 Stelle (M5s), se poi anche il M5s delude si prova con la Lega Nord, com’è avvenuto in alcune circoscrizioni del Piemonte. E se in Germania alla sinistra radicale della Linke, che regge attorno al 10%, viene risparmiata la miseria di voti presi da Liberi e uguali (Leu) e dai comunisti di Potere al popolo!, è perché «non esiste un movimento come i 5 Stelle che può raccogliere i voti di sinistra e di centro più facilmente che l’estrema destra di AfD, più simile alla Lega».
Ancora poco compreso e inquadrato a livello europeo, secondo le analisi dell’osservatorio tedesco è il fenomeno del Carroccio sotto Matteo Salvini: «Viene considerata ancora una forza xenofoba e indipendentista settentrionale», precisa Grimm, «e non il movimento nazionale allargato degli ultimi anni. È difficile anche afferrare come possano far presa le tesi euroscettiche tra gli imprenditori del Nord Italia che hanno molti rapporti di lavoro e interessi con il Nord Europa».
Sfugge all’estero la capacità di adattamento, amplificata da Salvini, della Lega a istanze diverse di regione in regione (dall’indipendentismo al Nord, all’euroscetticismo dei lavoratori lasciati a casa dalla crisi, alla diffidenza per i migranti ovunque) e tra varie fasce d’elettorato: una trasversalità che la rende attraente anche tra gli operai emiliani e toscani che anni fa avrebbero votato Pci.

 

 

 

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