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16 febbraio 2018

Quarantenni (poco) splendidi

Hanno sofferto più di tutti la crisi e ora che dovrebbero essere classe dirigente si affidano ai populisti. Ritratto di una generazione schiacciata tra gerontocrazia e innovazione digitale

Mario Monti la definì la «generazione perduta», quella per cui si poteva al massimo «limitare i danni». I trenta-quarantenni oggi dovrebbero essere classe dirigente, ma si ritrovano schiacciati tra crisi e gerontocrazia. È la generazione che ha pagato di più la recessione, nell’assenza della politica. Cosa resterà dei nati negli ’80

Nelle urne il prossimo 4 marzo saranno loro a mettere le ali al Movimento Cinque Stelle e alla Lega. Solo populismo? «Quando hai poco da perdere, hai poca paura delle conseguenze», commenta Enrico Giovannini, già ministro del lavoro nel governo Letta, che invita a guardare i dati su povertà e disoccupazione. Il Pd, spiega Alessandro Amadori, sondaggista e docente di comunicazione politica, dovrebbe abbandonare gli inviti alla ragionevolezza: «Basta con questi messaggi dall’alto verso il basso». Cronaca di una disfatta annunciata

Ascoltavano la musica col mangiacassette e oggi scoprono Spotify. Giocavano con il Game Boy e oggi comprano l’ultima PlayStation. Collezionavano schede telefoniche e oggi si videochiamano su WhatsApp. Sono nati tra gli anni ’70 e gli ’80. Giovani, ma non abbastanza per padroneggiare bene internet e affini. E alle prese con cambiamenti tecnologici a cui faticano a stare dietro. Anche sul lavoro. Il senso degli Xennial per il digitale

Italy&Italy raccoglie una selezione anni ’90 delle fotografie scattate da Pasquale Bove (Foggia, 1958), che per oltre trent’anni ha documentato i principali eventi di cronaca di Rimini e provincia. L’occhio che lo ha curato è quello di Luca Santese (Monza, 1985), tra i fondatori di CESURA. L’idea era quella di resuscitare «un’iconografia nitida e definita degli anni Novanta italiani a partire da una prospettiva privilegiata». Un Paese perso a Rimini d’estate

Nel 2011, i trenta-quarantenni pensarono di cambiare le regole della produzione culturale. Si voleva combattere «il diffondersi del neoliberismo come nuova epidemia dell’Occidente», «la concentrazione nelle mani di pochi grandi gruppi editoriali». Si parlava di «bibliodiversità», «ecologia culturale» e riappropriazione degli spazi pubblici. Un movimento che infervorò rapidamente la stampa, che altrettanto rapidamente se ne disamorò. Cortellessa, Pacifico e Ostuni ne ripercorrono storia, fallimenti ed eredità. Ciò che eravamo, ciò che volevamo

Stretti tra disoccupati ed espatriati, ci sono poi gli over-skilled italiani, i «troppo formati», un popolo in gran parte ignorato. Non sono un’emergenza, non trovano spazio sui giornali. Ma sono figli di un’Italia che spreca anno dopo anno le sue migliori energie in occupazioni di routine, a volte squalificanti e spesso mal pagate. Troppo bravi per lavorare

Tutto questo mentre i millennial cinesi sono stati definiti da Goldman Sachs «il segmento demografico più importante del pianeta». Giovani adulti sempre più educati, indipendenti e curiosi del mondo che sta al di fuori della grande muraglia. Sono loro che stanno dando vita al Chinese dream che  sostituirà il sogno americano

Come li descrive Alec Ash, sono «Una generazione di passaggio, la testa di ponte del cambiamento in Cina, lento o repentino che sia. Persone che si affacciano all’età adulta nel momento in cui il loro Paese diventa una potenza mondiale». «Lanterne in volo», la Cina in cerca di futuro

E poi c’è il continente più giovane del mondo che rivendica il suo diritto a rompere con le tradizioni collettivistiche e a emigrare in cerca di un destino individuale migliore. Il viceministro degli affari esteri Mario Giro descrive la loro situazione ne La globalizzazione difficile, appena uscito per Mondadori Education. I giovani africani alla conquista del mondo

 

SOMMARIO

Cosa resterà dei nati negli ’80  | Gabriella Colarusso

Cronaca di una disfatta annunciata | Samuele Cafasso

Il senso degli Xennial per il digitale | Federico Gennari Santori

Ciò che eravamo, ciò che volevamo | Luigi Cruciani

Chinese dream | Cecilia Attanasio Ghezzi

I giovani africani alla conquista del mondo| Mario Giro

 

PHOTOGALLERY

Un Paese perso a Rimini d’estate | Pasquale Bove curato da Cesura

 

DAL NOSTRO ARCHIVIO

“Lanterne in volo”, la Cina in cerca di futuro | Cecilia Attanasio Ghezzi

Troppo bravi per lavorare | Samuele Cafasso

 

Foto in apertura: Martin Parr / Magnum Photos / Contrasto
Pisa, 1990

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