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10 gennaio 2018

Berlusconi e Renzi, due “corpi” dello Stato tra crollo e rinascita

Silvio tirato a lucido «grazie a Dio e ai chirurghi». Matteo che deve «perdere qualche chilo». Un eterno ritorno che passa anche dal fisico

davide piacenza - samuele cafasso

”Tratto dal numero di pagina99 del 25 agosto 2017

È stata l’estate delle cure dimagranti e dello sport. In attesa dell’autunno del loro (eterno?) ritorno. Silvio Berlusconi l’immortale, dal suo ritiro di Merano, dichiara spavaldo: «L’aiuto di Dio e la bravura dei chirurghi mi hanno restituito l’energia di sempre». Matteo Renzi il giovane sconfitto, ma in attesa di rivincita, gli risponde da lontano con le solite dichiarazioni affidate agli amici che poi, chissà come, finiscono sempre sui giornali: «Corro, vado in bici, gioco a tennis. Devo perdere qualche chilo».

Che i due leader siano uno lo specchio dell’altro è una vecchia storia. Più interessante notare che adesso lo sono anche in quello che più li dovrebbe differenziare, ovvero il corpo. Giovanile e in movimento quello del rottamatore, acciaccato ma indistruttibile quello dell’ex Cavaliere. Diverso, eppure uguale in questo mostrarsi e non mostrarsi come indebolito, messo alla prova, per poi ripartire.

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«Da sempre la fisicità sostiene la dimensione comunicativa e simbolica della leadership», spiega a pagina99 Renato Stella, ordinario di sociologia dei processi comunicativi all’Università di Padova. In questo, il messaggio di Berlusconi è sempre stato chiaro: «Le prove che ha superato, dal cancro all’infarto, sono tutti segni di una inamovibilità che è politica, simbolica, ma che ha il suo radicamento nella fisicità».

Renzi, nella sua prima parte della carriera, è stato l’esatto opposto, ovvero quello che l’inamovibilità doveva sconfiggerla, anche attraverso un corpo che si presentava radicalmente diverso da quello degli avversari perché giovane, capace di performance e posture agli altri impossibili: la bici, la camicia bianca, la corsa nei parchi tra un meeting internazionale e l’altro (ma d’altronde una delle foto più note di Berlusconi non è quella del 1995 alle Bermuda che lo ritrae in maglietta bianca e pantaloncini coordinati a capo di una sparuta battaglia di corridori tra cui spiccano Fedele Confalonieri, Gianni Letta e Marcello Dell’Utri?).

Cosa resta di tutto questo dopo il referendum e l’uscita da Palazzo Chigi? Molti hanno interpretato il (parziale) ritiro dalla scena del segretario del Pd, l’ammissione di un indebolimento («devo dimagrire») come la fine di una leadership. Ma in realtà, spiega Stella, potrebbe anche essere l’opposto: «Da Max Weber in poi, il leader non è chi possiede un corpo sacro intangibile, ma chi è capace di affrontare dure prove e superarle. Pensi a Giovanni Paolo II, ai bollettini medici dopo l’attentato che per la prima volta parlavano del fegato del papa ferito. Quello del corpo intoccabile, eterno, è un modello di leader vecchio. Va bene per un capo di Stato coreano, non per la nostra società dove è leader chi è capace di superare dure prove».

In questo il Renzi bis, anche se per ora è una narrazione che fatica a prendere piede, potrebbe non essere così molto diverso dal Berlusconi che torna eternamente sulla scena, con un corpo sempre più affaticato ma mai veramente sconfitto.

Pagina99 ha raggiunto Marco Belpoliti, autore nel 2009 di un importante saggio che analizzava scientificamente l’epopea berlusconiana alla luce della sua iconografia ufficiale, chiedendogli cosa pensa della ri-discesa in campo: «La forza d’inerzia tiene insieme il mondo. Berlusconi esprime uno degli aspetti peculiari del carattere degli italiani: stessa spiaggia, stesso mare… Siamo dei conservatori, e Silvio ha ucciso simbolicamente e politicamente tutti i concorrenti: anche Salvini – bullo di periferia milanese, cinico e baro – non è ancora un vero concorrente. Berlusconi ha storia, carisma e ancora soldi per tenere insieme la vecchia destra. Gioca sul passato, che è l’unica cosa che gli italiani conoscono oltre al presente, ignorando il futuro».

Aggiunge Belpoliti: «Berlusconi è ancora un uomo dei rotocalchi e delle fotografie. Renzi è un piccolo borghese che ha interiorizzato internet e i social; Berlusconi è un uomo da cartolina illustrata, vive in un’altra epoca. Insieme riassumono due anime italiane: Renzi i giovani smanettoni, social, rissosi e anche nevrotici, polemici; Berlusconi è l’uomo della piccola Italia meridionale, della borghesia pre-internet, che guarda la televisione, va al mare a Cesenatico e Rimini; che evade le tasse e pensa che i comunisti ci siano ancora, solo travestiti e nascosti. Sono due antropologie umane, sociali, politiche, culturali e visive».

Le loro traiettorie oggi si incrociano per proseguire in sensi opposti, ma Berlusconi e Renzi sono uniti indissolubilmente anche nelle loro prossemiche. Il semiologo Paolo Fabbri ci ha detto che «Berlusconi segue il vangelo della prosperità imprenditoriale, Renzi di quella politica. In principio, per loro, è la cifra – statistiche e sondaggi, rispettivamente – poi il verbo. In questo condividono il portamento di chi parla ad alta voce per poter eseguire poco. Berlusconi lo fa con vocabolario politico perbenista e storielle scollacciate, Renzi coi nomi propri e il “tu” obbligatorio (in ogni caso niente plurale). Berlusconi vorrebbe avere una retorica, Renzi si accontenta di parlantina. Entrambi non sanno l’inglese, ma il loro provincialismo è ugualmente volenteroso».

Allora perché mai queste sorti contrarie di ascesa e caduta che uniscono e dividono Arcore e Rignano sull’Arno, perché la retorica del travolgente ritorno del Cav offusca l’incerta ripartenza del Rottamatore? «Berlusconi è un imprenditore e sa, cinicamente, che si può guadagnare anche dai cattivi affari. Renzi invece è risentito con chi non vota per lui, odia chi non lo ama. Risentimento e cinismo sono una miscela esplosiva», spiega Fabbri. Per essere e apparire eterni ci vuole stoffa e allenamento.

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