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1 dicembre 2017

Se il cliente diventa stilista

L’intelligenza artificiale invertirà gli attuali meccanismi di vendita, imponendo le tendenze dal basso. Amazon e Alibaba lo sanno e ci investono

Rosario Birilli

 ► Dal numero del 1 dicembre in edizione digitale

È ancora presto per capire se l’intelligenza artificiale riuscirà prima o poi a mandare in pensione modelle e stilisti. Di certo, i software che la utilizzano sono destinati a rivoluzionare il mercato della moda per come l’abbiamo conosciuto, invertendone i meccanismi di vendita: se finora erano le maison e le aziende a proporre al cliente stili e tendenze, in futuro sarà il cliente a imporre indirettamente – mediante l’analisi delle sue preferenze e dei suoi comportamenti d’acquisto effettuata da società specializzate attraverso i big data provenienti da social network e siti di e-commerce – a stilisti e produttori di abbigliamento quali capi realizzare e proporre nei negozi…

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In un paper pubblicato su ArXiv, un gruppo di ricercatori della California University di San Diego e di Adobe delineano un nuovo sistema di IA che conferma questa tendenza. L’app è infatti in grado non solo di apprendere lo stile di una persona, ma di creare immagini al computer di capi di abbigliamento che corrispondono a quello stile, in modo da consentire agli addetti ai lavori di creare vestiti personalizzati o aiutarli a prevedere tendenze della moda più ampie.

Il sistema utilizza due diversi tipi di algoritmo. I ricercatori hanno anzitutto addestrato una rete neurale convoluzionale (Cnn) – un apparato di intelligenza artificiale che simula la corteccia visiva animale – ad apprendere e classificare le preferenze di una serie di persone, utilizzando i dati di acquisto ricavati da Amazon per sei categorie di prodotto: scarpe, maglie e pantaloni, sia per le donne che per gli uomini. Queste informazioni sono poi state usate per istruire una rete antagonista generativa (Gan) – una classe di algoritmi di intelligenza artificiale, usati nell’apprendimento automatico non supervisionato, capace di generare immagini particolarmente realistiche – a realizzare linee di abbigliamento compatibili con i gusti di ciascun utente e a suggerirgli una varietà di capi durante le ricerche di acquisto online.

Nonostante i risultati ancora insoddisfacenti – quasi sempre il sistema computerizzato sbaglia gli abbinamenti tra completi e scarpe – l’industria dell’e-commerce sta puntando fortemente su questo tipo di soluzioni. Amazon, per esempio, sta già lavorando su sistemi di intelligenza artificiale capaci di individuare le tendenze della moda e su linee di abbigliamento create da algoritmi (molto simili a quello descritto dal gruppo di ricercatori di San Diego) che utilizzano reti Gan. Lo stesso principio è utilizzato anche dal sistema di intelligenza artificiale della startup americana Vue.ai, che sta proponendo sul mercato un programma in grado, a partire dalla fotografia di un vestito qualsiasi, di generare automaticamente un’immagine di una persona con indosso l’abito in questione. Alibaba, invece, ha messo a punto FashionAI, una tecnologia in grado di consigliare articoli di abbigliamento agli acquirenti in base ai capi che hanno già provato nei camerini dei negozi. Sperimentata per la prima volta il mese scorso in tredici negozi, FashionAI si propone di esportare le potenzialità dello shopping online nelle esperienze di acquisto nel mondo reale e viceversa.

[Foto in apertura di John Eder / getty images]

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