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30 novembre 2017

Che Guevara, una vita in rivolta e a fumetti

A 50 anni dalla pubblicazione, torna per Rizzoli Lizard la biografia a fumetti del Che. Un’opera di empatia politica e rivoluzionaria, raccontata da Enrique Breccia

Michele Casella

 ► Dal numero del 1 dicembre in edizione digitale

A voler semplificare, si potrebbe definire Che. Una vita in rivolta non come un semplice libro di rappresentazione, bensì come un’opera di totale adesione agli intenti sociali e politici del suo protagonista, una raccolta di tavole in cui la potenza del bianco e nero diviene strumento di empatia rivoluzionaria. Nel corso di questi 50 anni dalla sua prima pubblicazione – avvenuta nell’Argentina del 1968, appena un anno dopo la morte del memorabile medico e guerrigliero – il volume è diventato un vero oggetto di culto, a sua volta materia di leggende e aneddotiche degne di una trasposizione cinematografica…

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La nuova ristampa pubblicata da Rizzoli Lizard si propone oggi come l’edizione “definitiva” di questo classico sudamericano, in parte ridimensionando l’alone mitico legato alle vicissitudini di questo fumetto, ma ancor più insistendo sul suo valore storico ed artistico. Per decenni, infatti, si è raccontato di come il volume sia stato letteralmente estirpato dal regime militare argentino, che ne avrebbe bruciato tutte le copie a eccezione di quella seppellita nel giardino di casa dal fumettista Alberto Breccia e da suo figlio Enrique.

«La situazione politica non influì particolarmente nel periodo in cui disegnai il Che», racconta quest’ultimo a pagina99, riportando alla mente i ricordi di quella che è stata la sua prima opera a fumetti. «È stata invece la militanza a divenire un problema per la mia carriera, nel periodo che va dal 1976 al 1983, durante la dittatura militare». Si tratta di anni di violenta repressione, che non risparmiano lo sceneggiatore Héctor Oesterheld, il cui nome si aggiunse agli oltre 40 mila desaparecidos colpiti a morte a causa del proprio credo politico. Da allora questa biografia a fumetti realizzata a sei mani è rimasta celata fino al 1987, quando è ricomparsa in Spagna con un clamore che ne ha rinnovato l’enorme attenzione ricevuta vent’anni prima.

«Sono due i principali esempi che può dare il Che», spiega Enrique Breccia rievocando l’ispirazione fornita al suo lavoro dal comandante. «Il primo è che l’azione diretta conduce inevitabilmente al fallimento e si rivela inutile per cambiare la situazione politica di un Paese. Perché la politica della morte è la morte di tutta la politica. Il secondo, il più importante di tutti, è che la scelta di restare fedele alle sue convinzioni si rivelò più importante della sua convenienza personale, pur nella consapevolezza che proprio quelle idee lo avrebbero portato alla morte. Malgrado il fallimento dei suoi metodi, infatti, il Che non scese a compromessi con Fidel Castro, che invece si negava all’industrializzazione di Cuba per ordine dell’Urss». Che. Una vita in rivolta non è solo un libro storico e biografico, ma soprattutto un’opera sul rapporto fra vita e morte, due elementi che appaiono con molta frequenza nella produzione di Breccia, «perché l’Argentina e il Sud America hanno un rapporto quotidiano con essi».

A distanza di mezzo secolo i disegni di Alberto ed Enrique mantengono una portata narrativa, un pathos e a tratti un’efferatezza ancora penetranti, in un’alternanza equilibrata con la cronaca quasi impersonale delle didascalie e con gli scritti intimi estratti dai quaderni dello stesso Ernesto Guevara. Nella nuova introduzione al volume, Breccia definisce fresco il suo stile fumettistico da esordiente, perché non ancora contaminato dalle richieste del mercato.

«Era la freschezza data dalla mia totale libertà nella maniera di disegnare. Non posso parlare del mercato odierno perché non sono uno specialista di questo tema, ma credo che le case editrici – soprattutto le più grandi – siano imprese, e per questo tendano a pubblicare prodotti per guadagnare denaro. Mi pare normale nella logica capitalistica. Non credo che il coraggio abbia qualcosa in comune con il mercato editoriale. È possibile, tuttavia, che gli editori più piccoli o alternativi pubblichino le proprie idee andando contro gli interessi del potere. Non la vedo, però, come una questione europea, si tratta piuttosto di un problema reale e concreto di altri Paesi del mondo, fra cui alcuni dell’America Latina come Venezuela, Cuba e Nicaragua».

Eppure, anche in Italia, il ritorno in libreria della storia a fumetti del Che è indissolubilmente legato all’opera della Topolin Edizioni, l’editrice carbonara che per anni ha fatto il lavoro sporco nel nostro Paese, portando alla luce opere e autori che altrimenti non avrebbero mai raggiunto la distribuzione nazionale. La nuova ristampa Rizzoli Lizard rilancia oggi una biografia che Enrique Breccia definisce «un sacrificio cosciente». Guardando la situazione politica odierna, è davvero possibile che l’opera del Che abbia la stessa forza rivoluzionaria del passato? «No», risponde il disegnatore, «quello che credo rimarrà di questo libro è l’esempio di coerenza personale del Che, capace di non cedere ad alcun compromesso politico che tradisse se stesso e le sue idee».

[Immagine in apertura Enrique Breccia]

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