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27 novembre 2017

È scoppiata la bolla del bike sharing cinese

Dopo un periodo di rapida espansione è fallita Bluegogo, la terza compagnia del Paese

Domenico Lusi

 ► Dal numero di pagina99 del 24 novembre in edizione digitale

Mentre le città italiane sono invase dalle bici di Mobike e Ofo, la terza azienda cinese del bike sharing, Bluegogo, ha dichiarato fallimento. In pochi mesi ha bruciato 119 milioni di dollari. La startup guidata da Li Gang è stata la prima a lanciarsi sul mercato americano, sbarcando a San Francisco, e anche la prima a chiudere i battenti. «In qualità di amministratore delegato ho commesso degli errori, sono stato arrogante», ha detto Li.

Gli analisti si chiedono ora se il crac possa dare il là al collasso del mercato cinese del bike sharing, una delle tante bolle tech nate negli ultimi anni nella Repubblica popolare. Il copione è sempre lo stesso: a una rapida espansione delle startup, che foraggiate dal venture capital guadagnano quote di mercato offrendo servizi a prezzi stracciati, seguono fallimenti a catena e la creazione di monopoli. Xue Yu, analista di Idc, non ha dubbi: «Il fallimento di Bluegogo rappresenta lo scoppio della bolla dei finanziamenti (al bike sharing, ndr)», dice al Financial Times.

Le città cinesi sono piene zeppe di bici in condivisione. Negli ultimi anni sono state almeno 11 le startup che, dopo aver fatto incetta di capitali, hanno immesso nelle strade del Paese le loro bici con Gps noleggiabili via smartphone. Dopo il lancio, lo scorso gennaio, Bluegogo ha messo in circolazione qualcosa come 600 mila biciclette, per un totale di 20 milioni di clienti, che adesso chiederanno indietro alla società il deposito cauzionale. «Spero che il team di Bluegogo possa uscirne a testa alta», ha detto Li al riguardo, promettendo inoltre di pagare quanto dovuto ai sui impiegati.

Adesso il settore è dominato da due società, Mobike e Ofo, che solo nel 2017 hanno raccolto quasi 2 miliardi di dollari dagli investitori (Bluegogo aveva totalizzato 58 milioni). In Cina è così, spiegano gli esperti, il vincitore prende tutto. A molti di loro il fallimento di Bluegogo ricorda quello di Uber China, acquisita dalla concorrente locale Didi Chuxing – nata nel 2012 dalla fusione delle compagnie dei giganti Alibaba e Tencent – al termine di una guerra a colpi di sussidi agli autisti (perché abbassassero le tariffe) che è costata a Uber un miliardo di dollari in un anno e a Didi 4 (l’ad Cheng Wei ha parlato di campagna promozionale).

L’importanza di avere alle spalle il sostegno delle grandi tech che dominano il mercato del venture capital locale si sta rivelando decisiva anche nel bike sharing. Dietro a Mobike e Ofo ci sono, rispettivamente, Tencent e Aliababa. Le stesse di Didi.

[Foto in apertura Afp/ Getty Images]

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