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25 novembre 2017

La folle corsa che brucia i patrimoni di famiglia

Una competizione esasperata per restare nella classe media dissangua le ricchezze private. E ci porterà al “Mutuo declassamento assicurato”

Raffaele Alberto Ventura

 ► Dal numero di pagina99 del 24 novembre in edizione digitale

Ogni tanto sogno di essere un personaggio letterario, non so se capita anche a voi. Una signorina settecentesca uscita fuori da una commedia di Goldoni, per esempio, tutta elegante con il suo abito comprato a credito. Lei vuole impressionare un potenziale marito, se possibile danaroso e non troppo spilorcio così poi potrà ripagare il sarto. Per la borghesia veneziana del Settecento, apparire è un lavoro a tempo pieno: serve a posizionarsi nella società per garantirsi un accesso al capitale che viene prelevato fuori dalla scena attraverso il circuito commerciale dei mercanti della Serenissima sparsi per il mondo intero. Ci si indebita nella speranza di saldare i debiti, proprio come farebbe uno Stato che spera di rilanciare l’economia semplicemente scavando il suo deficit. «Chi non ha debiti, non ha credito», insegna appunto un personaggio goldoniano…

Nei luoghi di villeggiatura frequentati dalla borghesia veneziana del Settecento, le gonne sono tante ma i mariti sono pochi. Per quello è necessario avere la più bella, la più costosa, quella all’ultima moda. La nostra situazione è simile: gli anni di studio e di esperienza richiesti per l’inserimento professionale aumentano sempre di più, e questo non perché aumentino le competenze richieste dal mondo del lavoro ma perché il sistema di selezione è sempre più competitivo. I posti sono pochi e noi siamo troppi.

Ma perché ci sono così tanti aspiranti-qualche-cosa che propongono delle straordinarie competenze, che in pochi vogliono, mentre nello stesso momento si ricercano dei lavoratori meno qualificati e li si fanno venire dall’altra parte del mondo? Perché, come vi dicevo, i nostri bisogni, le nostre aspirazioni e in fondo la nostra stessa identità sono una costruzione sociale. Noi siamo programmati per desiderare un certo stile di vita. Ci avevano detto di studiare per fare lavori di concetto, per evitare di essere sostituiti dalle macchine, e ora ci accorgiamo che non ce ne saranno comunque abbastanza per tutti.

Certo, nessuno di noi sta morendo di fame. Eppure emigriamo, come ho fatto io, ci impoveriamo, consumiamo sempre più alcool droghe e psicofarmaci, e sostanzialmente ci estinguiamo. Gente di trent’anni con una fragilissima autonomia economica, coppie che invecchiano sognando il loro primo figlio… Per fortuna che ci sono le famiglie, il welfare dei nonni, ci ripetevamo tutti in coro! E non ci accorgevamo che proprio a causa delle famiglie, dei loro piccoli patrimoni, del loro sostegno, ci si permetteva di accettare salari da fame e di prolungare la fase d’inserimento nella vita attiva, partecipando a creare un drammatico collo di bottiglia all’ingresso del mercato del lavoro, spingendo fuori tutti quelli che un patrimonio non ce l’hanno nemmeno.

Il problema di quella che ho chiamato “classe disagiata” non è la povertà. Quella che stiamo vivendo è una crisi di sovraccumulazione, come quella che visse la Repubblica di Venezia al termine del suo splendore: troppe risorse, poche opportunità. Tutto sommato le riserve patrimoniali delle famiglie italiane sono ancora particolarmente solide, rispetto alla maggior parte dei paesi sviluppati, mentre a scarseggiare sono appunto le opportunità. E quindi chi può permetterselo mobilita tutte le sue risorse per posizionarsi sul mercato del lavoro.

Ma se fosse proprio questa la nostra tragedia? Siamo troppo ricchi per rinunciare alle nostre aspirazioni e troppo poveri per realizzarle. Ognuno insegue queste poche opportunità spendendo sempre più tempo e denaro, il che forse è razionale individualmente ma è causa di un enorme spreco collettivo di risorse.

La classe disagiata è impegnata in una tragica corsa al ribasso che si può permettere soltanto erodendo le sue riserve patrimoniali. Una guerra di logoramento, una escalation simile a quella delle potenze atomiche durante la Guerra Fredda: Stati Uniti e Unione Sovietica continuavano a equipaggiarsi di armi di distruzione di massa rendendo sempre più plausibile l’ipotesi di una Mutua Distruzione Assicurata, detta MAD. La minaccia che grava su di noi, incapaci di adottare una strategia cooperativa, è quella di un Mutuo Declassamento Assicurato.

*Questo testo è un estratto dalla conferenza “Classe media, classe disagiata” tenuta il 19 novembre 2017 al TEDxBari.

[Foto in apertura di  Justin Sullivan /Getty Images]

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