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23 novembre 2017

L’era della smart mobility

Carlo Van der Weijer: la rivoluzione nei trasporti non saranno i veicoli a guida autonoma ma le auto meno inquinanti e con un ciclo di vita più lungo

Gabriele De Palma

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«Non abbiamo bisogno di auto senza pilota ma di automobilisti senza auto»: così Carlo Van der Weijer, tra i massimi esperti europei di mobilità intelligente, direttore della Smart Mobility all’Università di tecnologia di Eindhoven, sintetizza la sua visione del futuro, diversa da quella di chi crede che i veicoli a guida autonoma saranno al centro della rivoluzione dei trasporti. «Non credo nelle auto a guida autonoma semplicemente perché non potranno riuscire a interpretare il codice della strada con tutte le sue norme di applicazione, e quindi non sarebbero in grado di sopravvivere al traffico».

Adesso che la rivoluzione tecnologica ha investito anche l’automotive, l’innovazione procede a una velocità mai vista nel settore e fare previsioni attendibili non è semplice; è possibile, secondo Van der Weijer, stilare delle tendenze che difficilmente verranno deluse. Alla prima stiamo già assistendo e prevede sistemi di assistenza alla guida sempre più evoluti per garantire sicurezza. Alla seconda solo in parte, ed è un parco veicoli decisamente meno inquinanti.

Auto elettriche che saranno sempre meno costose: i costi di manutenzione si ridurranno coi motori elettrici, si allungherà la loro vita e si ridurrà anche notevolmente il costo della componentistica dei sistemi di trasmissione. «Siamo vicini al punto di non ritorno per l’abbattimento dei prezzi delle auto elettriche, che nel giro di cinque anni saranno più economiche di quelle che utilizzano combustibili fossili, e successivamente il prezzo scenderà ancora».

L’ultima tendenza prevedibile è, secondo Van der Weijer, il fenomeno di uberizzazione dei trasporti, e cioè la fine dell’idea di proprietà privata di un veicolo. Automobilisti senza auto, quindi; senza auto di proprietà. Nel centro di ricerca di Eindhoven Van der Weijer coordina un gruppo di lavoro che sta mettendo a punto un’auto completamente biodegradabile. Il prototipo si chiama Lina ed è fatto in plastica ricavata dalle barbabietole e da teli di un lino speciale. L’auto non è al momento omologabile ma affronta un problema che l’industria non si è mai posto ma che non potrà più trascuare: lo smaltimento.

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