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20 novembre 2017

La meglio gioventù che pagherà per tutti

Un gruppo di nuovi economisti raccoglie firme per scongiurare lo stop all’innalzamento dell’età pensionabile: «Vogliamo anche noi un futuro dignitoso»

tortuga*

 ► Dal numero di pagina99 del 17 novembre in edizione digitale

Sono passati sei anni dall’approvazione del decreto “Salva Italia”, che ha permesso al nostro Paese di garantire la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico. Le statistiche Istat-Inps raccontano una storia chiara: dal 1971 al 2011 l’incidenza della spesa pensionistica sul Pil è passata dal 7,83% al 16,83%, e se nel 1977 la spesa pensionistica per occupato era pari a 4.125 euro annui nel 2015 aveva già raggiunto i 12.477 euro. La riforma Fornero si è resa necessaria per rallentare il trend.

La legge ad oggi prevede che dal 2019 sarà possibile andare in pensione di vecchiaia a partire dai 67 anni, che diventeranno 67 anni e 3 mesi nel 2021, per poi aumentare di 2 mesi ogni 2 anni sulla base delle proiezioni dell’aspettativa di vita Istat.L’innalzamento automatico dell’età pensionabile è indispensabile per consentire la tenuta dell’intero sistema, eppure con l’avvicinarsi delle elezioni più forze politiche hanno iniziato a metterlo in discussione.

Cesare Damiano e Maurizio Sacconi hanno lanciato un appello nel luglio 2017 al parlamento e al governo, chiedendo esplicitamente il rinvio dell’innalzamento dell’età pensionabile. Nel documento la richiesta viene motivata osservando che con la legge vigente saremmo tra i Paesi europei con l’età legale di pensionamento più elevata nel 2019, addirittura superiore a quella della Germania. In realtà l’età pensionabile si applica solo per le pensioni di vecchiaia, mentre ad oggi la maggior parte delle pensioni viene erogata per anzianità. Dunque l’età media effettiva alla pensione risulta molto inferiore a quella legale.

Se poi consideriamo l’età media di uscita dal lavoro, sulla base delle stime Eurostat, scopriamo che in Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna la vita attiva termina ad un’età media superiore a quella italiana, sia per gli uomini che per le donne. Non finisce qui: gli italiani sono anche gli europei che iniziano a lavorare in media ad un’età più elevata: 28 anni per le donne e 25 per gli uomini, contro la media europea di 23 e 22 anni. Non solo si esce dalla vita lavorativa presto, ma si entra anche tardi. La conseguenza è che a fronte di un’aspettativa di vita tra le più elevate d’Europa l’Inps si ritrova ad erogare pensioni potendosi finanziare con una base piuttosto modesta di individui attivi.

Il quadro si fa più precario se consideriamo l’elevata percentuale di giovani nella fascia tra i 25 e i 35 anni che non studia e non è in cerca di impiego, intorno al 31,4% secondo la Commissione Europea. Inoltre l’Italia registra un tasso di partecipazione femminile al lavoro del 51% contro una media Ocse del 65%. Il numero di lavoratori attivi sui quali il sistema pensionistico può contare è davvero esiguo in confronto alla quantità di prestazioni che deve erogare.

A rendere la situazione ancora più difficile c’è il basso tasso di natalità, che influenzerà negativamente la crescita della popolazione attiva, anche nello scenario in cui i flussi migratori dovessero aumentare. Tale dato è correlato alla tendenza delle donne italiane a fare il primo figlio più tardi rispetto alla media europea, sia perché l’indipendenza economica e la possibilità di uscire dalla casa dei genitori arrivano più tardi sia per la mancanza di servizi adeguati a permettere la conciliazione tra responsabilità familiari e lavoro.

L’entrata ritardata dei giovani italiani nel mondo del lavoro si traduce in uno spostamento in avanti delle tappe fondamentali della vita adulta, una tendenza demografica che non può essere ignorata e che rende impraticabile l’idea di tenere ferma l’età legale di pensionamento. Da queste considerazioni nasce la petizione che Tortuga sta promuovendo attivamente per chiedere a tutte le forze politiche di non bloccare l’innalzamento dell’età pensionabile, di non lasciarsi andare all’opportunismo elettorale e di concentrare la propria campagna su proposte sostenibili che possano garantire un futuro dignitoso a tutte le generazioni.

*Tortuga è un think-tank di studenti di economia nato nel 2015 e che attualmente conta 25 membri. Scrive articoli su temi di economia, politica e riforme, ed offre alle istituzioni un supporto professionale alle loro attività di ricerca o policy-making.

[Foto in apertura di Filipo Monteforti / Afp / Getty Images]

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