Seguici anche su

17 novembre 2017

Chi spaccia non lucra, ricercatori come pusher

Il modello economico delle gang criminali è ormai applicato anche nelle università

Domenico Lusi

► Dal numero di pagina99 del 17 novembre in edizione digitale

«Perché gli spacciatori vivono ancora con la mamma?». Il capitolo di Freakonomics (William Morrow, 2015) in cui si spiega come le organizzazioni che si occupano del traffico di droga concentrano i guadagni al vertice della piramide mentre la base, cioè chi si occupa della distribuzione su strada, prende meno di un impiegato di McDonald’s (ovvero 3,30 dollari l’ora), non ha certezze sul futuro ed è facilmente sostituibile è oggi usato per spiegare l’accademia.

È un modello «duale» che si basa sulla sempre più frequente distinzione tra uno stretto numero di persone che lavora all’interno, a cui è garantito un contratto di impiego stabile e un reddito medio-alto, e un sempre più folto numero di individui a cui viene appaltato il grosso del lavoro con contratti atipici e senza garanzie. Come lo dimostriamo? Ci ha pensato Alexander Alfonso che insegna al dipartimento di economia politica del King’s College di Londra…

Leggi l'articolo per 0,10 €

PAGA CON
Paga con Tinaba

In prima analisi c’è l’aumento esponenziale di ricercatori e dottorandi in tutti i 35 Paesi dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Dal 2000 al 2009 questi contratti atipici all’interno delle università di questi Paesi sono cresciuti con una media del 50 per cento. Significa che un numero crescente di PhD vengono immessi nel mercato del lavoro ogni anno. Il risultato è che mentre il numero di garantiti diminuisce a vista d’occhio, i precari aumentano a dismisura. Il Chronicle of Higher Education ha denunciato che la maggior parte dei professori delle università americane fa affidamento sui buoni pasti per la sopravvivenza.

Uno degli intervistati dichiara un reddito di 900 dollari al mese, che non è poi tanto lontano dai 3 dollari l’ora che guadagnano gli spacciatori. Ma cosa spinge spacciatori da una parte e ricercatori dall’altra ad accettare questo stato di fatto? È essenzialmente la prospettiva dei guadagni futuri. Ma c’è un altro prezzo da pagare: un insieme di regole non scritte e di comportamenti usuali del tutto informali che bisogna rispettare nell’ambiente se si vuole raggiungere i propri obiettivi. E allora bisogna riconoscere l’autorità di chi è collocato gerarchicamente sopra di noi, accettare piccoli ma continui compromessi sui termini da utilizzare nella ricerca che si sta elaborando, magari sorvolando su qualche aspetto che potrebbe creare imbarazzo in chi finanzia quello studio. Tutto passa attraverso la partecipazione a certi rituali del tutto informali ma fondamentali. Proprio come nelle gang.

Altri articoli che potrebbero interessarti