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17 novembre 2017

Tutto il mio silicio per un chip

Le nuove app basate sull’intelligenza artificiale hanno bisogno di nuovi processori. Ecco perché Nvidia, Intel e Amd stanno investendo forte nel settore

Gustavo Pigafetta

 ► Dal numero di pagina99 del 17 novembre in edizione digitale

I produttori di microchip stanno facendo a gara per sviluppare nuovi prodotti di intelligenza artificiale (IA) con cui alimentare la crescita del settore in una fase di forte rallentamento delle vendite di smartphone e pc. Nvidia, Intel, Advanced Micro Devices (Amd), insieme a una miriade di startup, stanno lavorando a una nuova generazione di processori per sfruttare meglio il mercato dell’hardware e del software legato all’IA, per il quale l’ultimo report di International Data Corp (Idc) prevede una crescita del 50% l’anno…

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La corsa ai microprocessori per l’intelligenza artificiale, scrive il Wall Street Journal, sta alimentando una nuova ondata di fusioni in questo comparto, come testimonia l’offerta da 130 miliardi di dollari – la più grande mai registrata – avanzata nei giorni scorsi da Broadcom per acquisire Qualcomm (che l’ha rifiutata), leader nella produzione dei microchip per smartphone. Secondo Idc, la spesa a livello globale per hardware e software legati all’IA passerà a 57,6 miliardi di dollari nel 2021 dagli attuali 12 miliardi. La fetta più consistente della spesa finirà, stando alle stime di Idc, ai datacenter – gli attuali microprocessori non sono in grado di gestire le nuove applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.

Entro il 2020, sostiene Idc, i centri di elaborazione dati impiegheranno per questo tipo di device circa un quarto della loro potenza di calcolo. Dispositivi come Echo, l’assistente personale di Amazon, in grado di comprendere gli ordini impartiti a voce, o la videocamera di sicurezza Nest sviluppata da Alphabet, che riesce a distinguere le persone note dagli sconosciuti che si presentano sull’uscio di casa, segnalandoci il tutto sul nostro smartphone. Ma anche social network come Facebook, che proprio grazie all’IA riescono ad associare ai post degli utenti i messaggi pubblicitari che potrebbero essergli più utili.

Il clima di euforia intorno alla crescita del settore dei microchip non coinvolge solo colossi come Nvidia – in un anno il titolo è passato da 93 a 216 dollari – ma anche le piccole startup, come la californiana Mythic, specializzata in microchip per l’IA, che in pochi mesi ha raccolto investimenti da venture capital per 15 milioni di dollari. Nel complesso, secondo PitchBook Data, gli investitori privati hanno quasi raddoppiato i loro investimenti in hardware per l’intelligenza artificiale, toccando quota 252 milioni.

Anche i concorrenti di Nvidia si stanno muovendo per arrivare primi nella corsa ai chip per i datacenter. Intel, dopo aver acquistato la startup specializzata Nervana Systems, sta lavorando con Facebook e altre aziende ai nuovi processori per IA Nervana, nel tentativo di superare quelli di Nvidia, e continua a investire nel settore. Lo stesso sta facendo Amd, specializzata nella grafica per videogame: ha messo a punto un nuovo processore grafico (Gpu) centrato sull’intelligenza artificiale, Radeon Instinct, per il quale ha già un accordo con i cinesi di Baidu. Per contrastare l’ascesa di Nvidia, che detiene l’80% del mercato Gpu per videogame, di recente ha anche stretto un’alleanza con Intel per combinare ai suoi microprocessori (Cpu) per pc quelli Radeon. Ma c’è anche chi, invece di attendere i produttori di microchip, si è messo in proprio. È il caso di Google, che ha creato degli acceleratori interni per l’IA destinati, nei programmi, a creare microprocessori tagliati su misura sulle proprie esigenze.

[Foto in apertura di Saul Loeb / Afp / Getty Images]

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