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8 novembre 2017

Sarah Silverman ama tutti

Con il suo 'I Love You, America' l'artista racconta gli Usa di Trump. Ma a differenza dei colleghi usa la comicità per diffondere fiducia e senso di comunità

Jacopo Cirillo

 Continua sul numero di pagina99 in edicola dal 3 novembre e in edizione digitale

Da quando Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti, tutti i conduttori dei più importanti late show americani – Jimmy Kimmel, Stephen Colbert, John Oliver, Seth Meyers – dopo averlo drammaticamente sottovalutato durante la campagna elettorale, ora non fanno altro che parlare costantemente della sua amministrazione e delle conseguenti assurdità che si susseguono ormai ogni giorno. Sono loro la voce più potente, e forse la più legittima, dell’America liberal e democratica che cerca di smascherare ed esporre le storture della Casa Bianca. Il ragionamento è semplice: i comici sono i professionisti più adatti per rendere conto, con competenza, delle azioni del Presidente. Come dire: servono i comici per parlare di un buffone.

Si potrebbe discutere a lungo della legittimità di questa rilevante dinamica culturale, opponendogli, per esempio, il fatto che ridurre Trump a un intrattenitore da avanspettacolo rischia di sottovalutare le istanze più urgenti e pericolose della sua amministrazione, seppellendole sotto una coltre di scherno. Dal canto suo Sarah Silverman, stand-up comedienne, attrice, produttrice e autrice americana in attività ormai dal 1992, ha appena esordito su Hulu con il suo nuovo show, I Love You America, in diretta streaming ogni giovedì, e ha scelto un approccio completamente diverso alla questione. Ma prima facciamo un passo indietro.

Dieci anni fa Sarah Silverman ha cambiato per sempre i late night show negli Stati Uniti grazie al famosissimo video I’m fucking Matt Damon, in onda su Jimmy Kimmel Live! ma diffusosi soprattutto su internet, creando di fatto un precedente importantissimo: da quel momento, infatti, l’importanza della viralità e delle visualizzazioni di YouTube sono diventate fondamentali per i programmi con un conduttore bianco, in giacca e cravatta, che parla da dietro a una scrivania; di fatto tutti i late show in onda negli Stati Uniti. Creare contenuti virali è diventata poi un’ossessione culturale, grazie ai successivi avventi di Jimmy Fallon e i suoi ospiti e di James Corden e il suo Carpool Karaoke, per citare due tra gli esempi più famosi.

Anche la sit-com di culto The Sarah Silverman Program (2007-2010) ha posto le basi per alcuni show di grandissimo successo degli anni successivi, come Community e BoJack Horseman (disponibili rispettivamente su Amazon Prime Video e Netflix). Ma torniamo ad I Love You, America, un programma estremamente difficile da definire usando una singola categoria. Non è esattamente una sketch comedy, né uno spettacolo di stand-up e nemmeno un talk show; piuttosto è un ibrido di tutte queste cose. Di sicuro fa ridere, e molto, ma non è la risata la cosa più importante.

L’idea iniziale di Sarah Silverman parte da una dinamica molto diffusa negli Stati Uniti: lo spostamento all’interno del discorso politico del concetto di patriottismo. L’opinione pubblica e i candidati più conservatori hanno sostenuto coralmente un messaggio molto chiaro: se davvero amate la vostra patria, allora dovete supportare le nostre rigorose politiche di immigrazione (il famoso muro al confine con il Messico), alzarvi impettiti durante l’inno nazionale (al contrario degli atleti che si inginocchiano, definiti da Trump «figli di puttana») e garantire tutto il vostro supporto alle forze dell’ordine. Make America great again, insomma. Sarah Silverman, invece, ha creato il suo nuovo show proprio per dimostrare che il patriottismo può e deve trascendere le differenze tra partiti e ideologie. In un’era di paranoie e impotenza, I Love You, America cerca di diffondere ottimismo e senso di comunità, stemperando i toni e alleggerendo l’umore.

Nella prima puntata, per esempio, dopo un breve video musicale in cui Silverman canta il suo amore per ogni razza, ceto ed estrazione sociale – tutto molto divertente – e dopo il monologo di apertura, la scena si sposta a Chalmette, Louisiana, dove la comica è ospitata a cena da una famiglia locale: tutti sostenitori di Trump, persone che nessun late show si sognerebbe mai di intervistare. I discorsi spaziano dalla classica domanda «Perché avete votato per lui?» – con l’altrettanto classica risposta «For change» (“per cambiare”) – fino ai matrimoni tra gay. Ovviamente le posizioni in campo sono abbastanza differenti, ma Sarah Silverman, in un clima di assoluta armonia, conclude il collegamento con una frase che, in sé, riassume tutto quello che c’è da dire a riguardo: «Siamo riusciti a far cambiare idea uno all’altro? Col cazzo! Ma ho imparato che non dobbiamo per forza essere divisi per essere in disaccordo, possiamo divertirci insieme, possiamo volerci bene».

Troppo semplice e retorico? Forse. Forse no. Sicuramente, in un periodo in cui i conduttori dei talk show sembrano predicatori in missione per convertire un popolo di pecorelle smarrite, I Love You, America usa la comicità per unire, non per dividere, forzandoci a rispondere a una domanda fondamentale: è meglio parlare con chi non la pensa come noi oppure isolarlo? Sarah Silverman ci ha dato la sua risposta, vedremo quanti le daranno ragione.

[Foto in apertura di Erin Simkin / Hulu / Courtesy Everett Collection]

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