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6 novembre 2017

Tra bici e politica è saltata la catena

Crescono i numeri della mobilità sostenibile, ma chi si muove sui pedali non ha rappresentanti nei Palazzi e le grandi riforme sono ferme al palo

Massimo Bongiorno

Poeti, santi e navigatori possono stare tranquilli. Nessuno ruberà loro la scena, tanto meno pedalando: l’Italia non riesce proprio a diventare un paese per ciclisti. Quindici anni buoni di “movimentismo a pedali” – tra Critical Mass, Ciclofficine popolari e grandi manifestazioni – hanno trovato solo a tratti, e prevalentemente a livello locale, una risposta dalla politica.

Il Nuovo codice della strada, che raccoglie molte delle istanze portate avanti da questo mondo, è fermo da due anni in Senato con ottime probabilità di restarci ancora a lungo, se non per sempre. E non se la passa meglio, alla Camera, la Legge quadro sulla ciclabilità, che continua a rimbalzare in cerca di coperture dal 2014.Certo, è vero che tra il 2008 e il 2015 le ciclabili italiane sono cresciute del 50%. Ma a parte che tutte insieme non arrivano ad un decimo della rete tedesca (poco più di quattromila km contro oltre 50 mila), si tratta troppo spesso di ghetti senza manutenzione e strozzati dal traffico a motore…

 Continua sul numero di pagina99 in edicola dal 3 novembre e in edizione digitale

[Foto in apertura di Marco Gualazzini / Contrasto]

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