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26 ottobre 2017

Quelle banche fragili mentre la Borsa vola

Piazza Affari è stata la migliore per chi ha investito in euro. Gli istituti sono in via di guarigione. Ma il rischio di tensioni non è scongiurato

L’Alieno Gentile*

La pubblicazione di un addendum da parte della Banca centrale europea sulle regole per contabilizzare i crediti deteriorati (Non performing loans) ha riportato nervosismo sul settore bancario italiano. Secondo diversi osservatori si tratta di una tempesta in un bicchiere d’acqua. In effetti la norma impone di valorizzare zero i crediti deteriorati che dopo due anni (se sono senza garanzia) o dopo sette anni (se coperti da garanzia) fossero ancora in bilancio alla banca. Pertanto potremmo dire che se anche venissero valorizzati zero e poi si riuscisse a realizzare qualcosa, si scriveranno prima delle perdite e poi delle plusvalenze: tutto dipende solo dalla qualità del credito e delle garanzie, esattamente come prima dell’addendum.

Tuttavia, mentre le banche italiane reclamavano maggiore attenzione “tirando la giacchetta” al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, dagli Stati Uniti hanno iniziato a giungere notizie di diversi fondi speculativi che stavano aprendo posizioni ribassiste su titoli italiani, specialmente quelli bancari. Le posizioni “short” sono onerose, e tipicamente vengono aperte non con ottica strategica, ma con l’obiettivo di realizzare un profitto nel breve.

Sui mercati, dopo un rimbalzo dei titoli bancari dovuto allo smussamento della normativa europea, gli operatori hanno iniziato a interrogarsi: le banche dovrebbero essere favorite da un contesto di economie in ripresa, inoltre la Bce intende normalizzare i tassi, uscendo dalla fase a tassi negativi che è dannosa per i bilanci bancari, e per giunta si sta riducendo l’esposizione in Npl, sia in assoluto che in relativo al patrimonio (come certificato dai dati della Banca d’Italia).

La risposta degli operatori ha tardato qualche giorno: l’irrituale mozione di sfiducia verso un difficilmente difendibile governatore di Bankitalia, ha “ricordato” al mercato che la vigilanza sulle banche italiane non è sempre stata impeccabile e che sebbene si stiano riducendo, i guai sono ancora molti e ogni incertezza istituzionale può rappresentare un problema.

È dunque in corso un attacco verso il sistema Italia? Nei giorni seguenti alla mozione le azioni delle banche ondeggiano, non crollano, ma le posizioni ribassiste dei fondi hedge, tra cui il potente fondo Bridgewater del famoso magnate Ray Dalio, restano aperte (anzi vengono aumentate). Intanto Warren Buffett decide di investire in Italia, rilevando il 9% di Cattolica Assicurazioni, prossima a siglare una joint venture con Banco Bpm, il terzo gruppo bancario del Paese.

Lo speculatore di breve termine e l’investitore di lungo corso sembrano guardarsi di sbieco come i duellanti di un film di Sergio Leone, ma la realtà è molto semplice: entrambi possono ottenere un profitto perché anche se la condizione delle banche italiane è strutturalmente in miglioramento porta ancora i segni di una lunga fase di stress.
Questo significa che il nervosismo dei mercati, nel breve termine, può abbattersi ancora sugli istituti di credito del nostro Paese esattamente come le preoccupazioni per la salute di un malato in via di guarigione, ma a continuo rischio di ricadute.

Allo stesso tempo, l’attuale contesto dice che le economie europee stanno migliorando. L’Italia sembra essersi agganciata al treno (non a caso Piazza Affari è la migliore Borsa al mondo per chi ha investito in euro in questo 2017) e la Banca centrale europea di Mario Draghi – con le sue novità normative – vuole prevenire i guai, non crearli. Quello che è chiaro è che la ripresa delle banche dipende ancora molto da fattori esterni: la possibilità di una più robusta crescita economica (che aiuta anche a far tornare buoni dei crediti che oggi sono deteriorati), di stabilità politica e tassi d’interesse che non siano espressione di un contesto di crisi. Se uno o più di questi fattori venisse a mancare le banche italiane potrebbero tornare a riscoprirsi fragili.

*con questo pseudonimo scrive un private banker

[Foto in apertura di Alberto Cristofari / A3 / Contrasto]

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