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22 ottobre 2017

La zona morta di Stephen King

La mole di adattamenti prodotti quest’anno mostra il sodalizio inscindibile dell’autore con cinema e tv. Che però non sono mai riusciti a restituire il suo universo

Marco Cacioppo

L’attesa prima parte del nuovo adattamento di It è finalmente arrivata anche nelle sale italiane, preceduta ad agosto dall’infelice reinterpretazione centrifugata di La Torre Nera. Non solo, in televisione e su Netflix sono in fase di programmazione le prime stagioni di due nuove serie: una ispirata al racconto The Mist – La nebbia (e al bel film del 2007 di Frank Darabont); l’altra alla trilogia hard boiled avviata con Mr. Mercedes. E sempre su Netflix è possibile guardare, fresco di catalogo, Il gioco di Gerald.

Insomma, il 2017 si sta rivelando un anno particolarmente propizio per Stephen King, l’indiscusso re dell’horror nato nel Maine. Come se non bastasse, in occasione di Halloween e a coronamento di questa nuova consacrazione, Nexo Digital ha organizzato una tre giorni di programmazione speciale di Shining, riproposto in tutta Italia nella versione europea di 119 minuti. A ben vedere quello tra King e il cinema (a cui si è aggiunto in un secondo tempo anche quello, inevitabile, con il piccolo schermo) non solo è un sodalizio inscindibile, ma, risalendo agli albori della sua carriera (il suo primo romanzo, Carrie, è stato pubblicato nel 1974 ed è diventato un film di Brian De Palma due anni dopo), è sempre andato di pari passo con la sua febbrile produzione letteraria…

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[Foto in apertura di Brooke Palmer / Warner Bros. / Courtesy Everett Collection / Contrasto]

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