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18 ottobre 2017

Un robot ha impallinato il lupo di Wall Street

Prima controllavano solo le contrattazioni ad alta velocità, ora le intelligenze artificiali puntano a sostituire gli advisor nella gestione del risparmio

Samuele Cafasso

Dal numero di pagina99 in edicola dal 13 ottobre e in edizione digitale

Sherman McCoy ha perso il lavoro. Al suo posto, adesso, c’è un robot. Che il protagonista del Falò delle Vanità non se la passasse poi tanto bene, lo sa bene da tempo anche il suo padre letterario, Tom Wolfe, che nel 2013 si spinse a dire che i trader di Borsa non erano più i padroni dell’universo. Meglio, il loro posto – il posto di quelli per cui «scambiare azioni e bond era la cosa più vicina al combattimento armato» e che «erano tutti fatti all’inverosimile, e non solo grazie all’estasi sconquassante della battaglia», – era stato preso dagli «eunuchi dell’universo», giovanotti nerd ben lontani da qualsiasi testosteronica virilità esibita, ma ben capaci di tirare fuori da numeri e algoritmi il senso delle scosse telluriche che agitano i mercati finanziari. Era arrivato il tempo dei Quants, gli analisti quantitativi. Niente più azzardi, ma regole matematiche e calcolo della probabilità erano i segreti per conquistare Wall Street.

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Oltre l’uomoE oggi? Oggi non è più nemmeno l’età dei Quants. Meglio: i Quants sono i papà di computer e intelligenze artificiali che, una volta cresciute, si muoveranno e in parte già si muovono sulle proprie gambe. Acquistare e vendere azioni, gestire il risparmio, è sempre più un lavoro da robot. E non è fantascienza: digitate futureadvisor.com. È un sito di gestione del risparmio, apparentemente come ve ne sono tanti.

Ma con una particolarità: a gestire i tuoi soldi non è una persona in carne e ossa, ma un software che automatizza la diversificazione del portafoglio fondi sulla base di algoritmi che processano un’enorme massa di dati raccolti dalla società. FutureAdvisor è stata fondata da Bo Lu e Jon Xu, due ingegneri già in Microsoft, e nel 2015 è stata acquistata dal gigante Blackrock per 150 milioni di dollari. Robo-advisor, lo chiamano, ed è solo uno degli impieghi dell’intelligenza artificiale nella finanza.

 

Correva l’anno 2010

Quanto i sistemi automatizzati fossero importanti nella finanza, il mondo l’ha scoperto il sei maggio del 2010. Erano le 14.32, ora di New York, quando il Dow Jones perse nel giro di venti minuti il 9% del suo valore, per poi risalire e chiudere a un più modesto -3%. In pochi minuti, erano state scambiate azioni per 56 miliardi di dollari. A causare un così brusco calo dei listini e poi un subitaneo rialzo furono i sistemi di Hft (high frequency trading), software in grado di gestire automaticamente una grandissima mole di transazioni in automatico in tempi brevissimi, riuscendo a guadagnare grazie alla velocità degli scambi.

Per certi versi, l’Hft può essere considerata la preistoria dei robot nella finanza: permettono una gestione automatica degli scambi entro limiti ben precisi e sfruttando latenze nel passaggio di informazioni e asimmetrie che si “chiudono” nel giro di frazioni di secondo. Sono sistemi che hanno rivoluzionato la finanza e che hanno costretto i regolatori a rinnovare (non sempre con successo) il quadro di norme che governano i mercati.

Ma era solo l’inizio: i big data, la possibilità di processare migliaia di dati individuando analogie e ricorrenze su larga scala, hanno spostato più in alto l’asticella. «Il robot – racconta Edoardo Narduzzi – ha una sua memoria peculiare: confronta immediatamente i dati che raccoglie sui singoli titoli con la situazione più simile che nel passato ha registrato analoga a quella attuale e agisce di conseguenza per posizionarsi nel futuro a breve».

Narduzzi, noto ai più per essere stato socio di Gianroberto Casaleggio, ha fondato SelfieWealth, una società con sede a Londra che fornisce al pubblico italiano (ma non solo) un servizio di consulenza finanziaria simile a quello di FutureAdvisor. Il robot di cui parla è il software proprietario che ha messo a punto negli ultimi cinque anni e che il 15 ottobre verrà lanciato sul mercato con una grande operazione di marketing. Già adesso, però, la piattaforma conta 1.500 utenti. «Dobbiamo un po’ affinare la parte sulle criptovalute, per il resto siamo a regime».

Rispetto a FutureAdvisor, SelfieWealth fa proiezioni sulle quotazioni di ogni singolo titolo. Con una spesa da 20 euro al mese in su, fornisce indicazioni e previsioni a ogni singolo risparmiatore sull’andamento del mercato a 30 giorni, compresa un’indicazione dell’entità percentuale del possibile rialzo o del ribasso previsto per ogni quotata o strumento di risparmio. In questo caso, è poi il singolo cliente ad agire sul mercato, da solo o appoggiandosi a un intermediatore. «Saremo lo Spotify della consulenza finanziaria mondiale», è lo slogan a effetto che si è scelto Narduzzi.

 

Macchine al nostro posto?

«Non credo che il risparmio sarà mai gestito in maniera completamente automatica – spiega – ma certo la finanza basata sull’intelligenza artificiale diventerà una parte importante. Questo lo do per scontato». Ad agosto JpMorgan ha annunciato l’impiego in larga scala del suo sistema di intelligenza artificiale, Loxm, per il trading su equities sulle piazze europee. La banca sostiene di aver ottenuto risparmi significativi e buone performance rispetto ai modelli di trading tradizionali.

Quello che gli uffici stampa delle grandi banche dichiarano è che questi metodi permettono ai lavoratori di impiegare il loro tempo più efficientemente in compiti più creativi e complessi, un modo elegante per eludere il problema della sostituzione del lavoro umano. John Cryan, Ceo di Deutsche Bank, all’inizio di settembre ha dichiarato che «un gran numero» di persone oggi impiegate negli istituti di credito perderanno il loro lavoro per effetto dell’automazione. «La verità è che non ci serviranno così tante persone» ha detto. Il pensiero va soprattutto agli operatori allo sportello, ma certo non solo a quelli.

 

Senza emozioni

L’autonomia dei robot sulle scelte finanziarie, ovviamente, è tema dibattuto. Alieno gentile, pseudonimo dietro cui si cela un private banker che scrive anche per questo giornale, spiega che «la finanza vive dei differenti punti di vista: compratori e venditori si incontrano pensando entrambi di avere ragione». Da questo punto di vista, non c’è spazio per il robot che ha sempre ragione e, d’altra parte, «fare l’advisor non è semplicemente scommettere su quale azioni salirà o scenderà. Si tratta di pianificare, programmare tenendo conto delle esigenze del cliente: dubito che si possa risolvere tutto questo con un algoritmo».

D’altro canto, le intelligenze artificiali hanno almeno due caratteristiche che le rendono preferibili agli umani: processano le informazioni in maniera più veloce e non sono influenzati dai sentimenti ed elementi irrazionali nelle loro decisioni. Mentre lo intervistiamo, Nardella scorre le proiezioni del suo software sull’andamento azionario di un titolo automobilistico: «Se decidessi io per instinto, venderei per incassare i guadagni degli ultimi dieci giorni. Ma il robot non ragiona così e consiglia di mantenere il titolo in portafoglio perché crescerà ancora». Abbiamo controllato: a distanza di dieci giorni aveva ragione il robot: «Gli umani hanno emozioni, convinzioni personali, conflitti d’interessi ignoti ai robot».

 

Chi controlla i dati?

Per quanto riguarda il secondo aspetto, ovvero la capacità di processare un gran numero di informazioni, ricostruire pattern di andamento dei mercati ricorrenti e individuare correlazioni, molto dipende dalle informazioni di ingresso. Su questo, ogni operatore mantiene una comprensibile riservatezza. SelfieWealth dichiara di utilizzare dati di mercato e ufficiali che, combinati assieme, sono in grado di produrre previsioni a trenta giorni. Il sistema è in grado di auto-affinarsi individuando nuove possibili correlazioni.

Il campo delle informazioni utilizzabili, però, è infinito: commenti su siti e social network riguardanti nuovi prodotti, traffico sulle strade, coefficienti di riempimento di parcheggi di fronte a grandi magazzini e qualsiasi altra cosa vi viene in mente. Una questione che pone un problema di asimmetrie informative tutt’altro che banale e per certi versi inquietante.

Basta raccontare la storia di Dataminr, una start up nata per fornire ai clienti report finanziari basata sull’analisi del flusso di Twitter e che, nel 2015, è stata in grado di allertare i propri clienti degli attentati di Parigi 40 minuti prima dell’Associated Press. Dataminr è una delle poche aziende in grado di accedere all’intero flusso di Twitter, un servizio molto costoso che il social network rende disponibile a condizioni che non sono rese pubbliche ma che un articolo di Fortune del 2015 ipotizzava che potesse arrivare a costare fino a 1,5 milioni di dollari l’anno.

Cosa succederà quando i big dell’Internet entreranno con forza nel mercato del trading con la loro mole enorme di informazioni? Come possono essere usati e da chi, ad esempio, i dati degli acquisti su Amazon per comprare e vendere azioni? Secondo alcuni operatori, come Nardella, il mondo nuovo della finanza dei robot sarà più libero, perché riduce il potere degli intermediari tradizionali e “uccide” una finanza fatta di rapporti privilegiati e insider.

Alieno gentile commenta: «Riprendendo Saul Bellow che, a sua volta, citando Tocqueville sosteneva che le democrazie moderne avrebbero fatto “diminuire i delitti privati e aumentare i delitti collettivi”, possiamo dire che un mercato finanziario robotizzato avrà meno vittime individuali – per via dell’espulsione dell’errore – ma più vittime collettive – per la quasi impossibilità di fare profitto con controparti che hanno cancellato la possibilità dell’errore». Fatto salvo, si capisce, le asimmetrie informative: quelle non scompariranno certo con i robot.

[Foto in apertura di Justin Guariglia / Redux / Contrasto]

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