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13 ottobre 2017

Perché abbiamo già perso la ‘guerra’ con Mosca

La Russia sta combattendo un nuovo tipo di conflitto che include attacchi hacker e campagne di disinformazione per orientare le opinioni pubbliche occidentali

Mattia Bernardo Bagnoli

Il 10 settembre scorso, in Russia, hanno iniziato a squillare i telefoni in luoghi pubblici sensibili disseminati in tutto il Paese. A ondate e contemporaneamente. Centri commerciali, cinema, università, hotel, scuole, palazzi governativi, stazioni ferroviarie. Per ognuno la stessa frase: c’è una bomba. E per ciascuno lo stesso risultato: evacuazione e intervento delle forze dell’ordine. A vuoto, perché nessun ordigno è mai stato ritrovato.

Il secondo giorno lo sciame ha investito Mosca e lo “scherzetto”, nella capitale, ha portato a evacuare 100 mila persone. Nessuno in tv ne ha parlato. «È terrorismo telefonico», ha tuonato il Cremlino. «I servizi di sicurezza se ne stanno occupando». Poi tutto è tornato alla normalità. Il problema è che di normale, in questa storia, non c’è nulla. Anzi, potrebbe essere solo l’ultimo anello di una catena che lega insieme la diffusione del virus Stuxnet, la primavera araba, la guerra in Ucraina, la pubblicazione di un saggio militare destinato a terrorizzare l’Occidente e l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump…

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[Foto in apertura di Alexander Anufriev]

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