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14 ottobre 2017

Le conseguenze pericolose di un social fuori controllo

Secondo il New York Times, Facebook è un Frankenstein sfuggito dalle mani di Zuckerberg. Ma in questo caso il suo creatore non sembra volerlo fermare

Lelio Simi

Al New York Times si sono divertiti a definirlo il “Facebook’s Frankenstein Moment” titolando così un editoriale del giornalista ed esperto di tecnologie Kevin Roose che propone un parallelo certamente azzardato, ma decisamente efficace, tra il libro-capolavoro di Mary Shelley e il social network con più utenti attivi al mondo. Nel pezzo ci si chiede se per il top management dell’azienda sia arrivato quel momento nel quale ti rendi conto che la tua “creatura” è capace di fare cose i cui effetti, decisamente poco piacevoli, non sei stato capace di prevedere né ormai più di controllare. Proprio come succede al dottor Victor Frankenstein.

A ispirare il Times è stata una dichiarazione del direttore operativo Sheryl Sandberg, il numero due nella scala gerarchica dell’azienda. «Non abbiamo mai pensato o previsto che questa funzionalità potesse essere usata in questo modo, questo è tutto quello che possiamo dire», ha detto in merito alle accuse sollevate da un reportage di ProPublica del 14 settembre dove emerge che le funzionalità del servizio pubblicitario fai-da-te del social network hanno permesso ad alcuni inserzionisti di costruire e veicolare i loro messaggi attraverso termini razzisti e offensivi come «Storia del perché gli ebrei rovinano il mondo» o «come bruciare gli ebrei» per raggiungere meglio il loro pubblico…

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[Foto in apertura di Everett Collection / Contrasto]

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