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10 ottobre 2017

No gender, no cry: l’arte a corpo libero

'Trigger' consacra i percorsi creativi contro gli stereotipi di genere. Una ricerca dissidente che apre le porte di Instagram alla battaglia queer

Irene Alison

C’è una lunga treccia nera che si snoda per le sale del New Museum di New York, dal quarto piano giù fino alla lobby. È fatta di kanekalon – la fibra sintetica utilizzata da più di cinquant’anni dalle donne nere per le loro acconciature – e della materia di cui sono fatti i sogni: speranza, desiderio, paura, dolore e rabbia.

Sono 60 metri di indignazione, spiega l’autrice dell’opera Diamond Stingily, per l’ottusa inappellabilità di una sentenza: «Se i tuoi capelli non rispondono allo standard europeo, allora significa che sei sbagliata». La ventisettenne di Chicago è una degli oltre quaranta artisti invitati dal museo a esporre le proprie opere nella mostra Trigger: Gender as a Tool and a Weapon (fino al 21 gennaio 2018), un lungo percorso che esplora l’idea e il ruolo del genere nell’arte contemporanea e nella cultura, in una fase storica in cui corpo e sesso sono catalizzatori di forti tensioni ideologiche e religiose…

 Continua sul numero di pagina99 in edicola dal 6 ottobre e in edizione digitale

[Foto in apertura di Tschabalala Self e Thierry Goldberg, New York]

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