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7 ottobre 2017

Roberto Costantini, lo scrittore che non dorme

Da manager insonne ad autore di uno dei noir più letti d’Italia: Costantini racconta come nasce il commissario Balistreri e il romanzo di un Paese di imbroglioni

Roberto Costantini

 Dal numero di pagina99 in edicola dal 6 ottobre e in edizione digitale

Il soffitto è ancora più immobile se lo guardi in mezzo alla notte sdraiato sul letto in una stanza illuminata dai led del carica batteria del tablet e disturbato dai bip dei messaggi che continuano ad arrivare sullo smartphone. Senza tutta quella tecnologia sarebbe cambiato qualcosa? I problemi che mi rendevano insonne da mesi ci sarebbero stati ugualmente. Ma in qualche modo la tecnologia li amplificava rendendo possibile in qualunque momento, anche di notte, l’arrivo di nuove cattive notizie, la revisione delle precedenti, un ricalcolo delle conseguenze.

E al mattino ero più stanco della sera prima. Pensavo all’ultimo avvenimento, quel pomeriggio. L’uomo giovane con abiti alla moda ed una lunga coda di cavallo, la Lamborghini gialla, il problema della piscina che si era dovuto rifare nella sua villa in Sardegna prima dell’estate. A causa di quella piscina non poteva saldare il debito della sua azienda, la percentuale da girare a noi e allo Stato dai soldi che aveva incassato con le sue slot machine. Avevo cercato di spiegargli che quei soldi li aveva presi ma non erano tutti suoi, che quel comportamento suo e di altri gestori andava a discapito della reputazione di un’intera categoria e dei suoi concorrenti onesti, che forse avrebbe potuto accontentarsi del bel mare della Sardegna e lasciar perdere la piscina…

Avevo ottenuto solo un’alzata di spalle e una proposta infida. Non possiamo fare una transazione ingegnere? Gliene sarei molto grato. Non mi compativo per quell’insonnia da stress lavorativo e troppa tecnologia. Facevo il manager da oltre vent’anni, ero ben pagato per quelle preoccupazioni, avrei potuto evitarle licenziandomi e c’era gente che non dormiva la notte per il dolore fisico di una salute malferma o per il dolore mentale di un lutto, di una separazione, di un figlio drogato. Io ero un insonne privilegiato. Il vero problema era lo spreco di tempo. La mia mente ingegneristica non ammetteva che tutte quelle ore notturne andassero sprecate.

Potevo anche non dormire. Non potevo buttare tutto quel tempo. Bisognava trasformare quel problema in un’opportunità. Utilizzare l’insonnia. Facciamo un passo indietro. In effetti conoscevo già l’insonnia. Il mestiere di manager comporta alcuni vantaggi, tra cui quello di viaggiare in business class sulle lunghe tratte transoceaniche. Ma anche nei voli notturni con delle comode poltrone letto non ero mai riuscito a chiudere occhio, alternando giornali, libri, film, musica. E, ogni tanto, Michele Mike Balistreri, detto Africa. Chi diavolo è costui, direte voi.

Balistreri è uno dei personaggi più riusciti del poliziesco moderno. Frase ripresa e tradotta dall’Independent.  Ed è il personaggio a cui pensavo da anni durante le notti insonni in aereo. Un personaggio attraverso cui raccontare la storia italiana dell’ultimo mezzo secolo, vista con gli occhi di un eroe molto antipatico. Un paese di traditori, opportunisti, familisti, imbroglioni grandi e piccoli. Non i politici, i sessanta milioni, anche io, anche voi che leggete. Naturalmente serviva il giallo per evitare che questa storia d’Italia non se la leggesse nessuno. Ed anche un bel giallo. Così, pian piano, partendo dalla morte di Elisa Sordi la sera della vittoria azzurra nel Mundial 1982, durante quei vent’anni di viaggi in aereo cominciarono ad arrivare le idee.

Non avevo mai messo gli appunti ventennali su Michele Balistreri dentro uno strumento elettronico. Solo pagine scribacchiate a mano durante i voli transoceanici, pagine riposte al ritorno a casa dentro una borsa di pelle marrone diventata sempre più rugosa negli anni. Torniamo alla notte insonne. Ennesimo bip dello smart phone. Ricordo benissimo che mi alzai senza avere alcun piano, stando solo attento a non svegliare mia moglie. Percorsi il corridoio sino allo studio illuminato dagli schermi accesi dei due computer dei ragazzi.

Dopo il primo momento di irritazione, quante volte vi ho detto di spegnerlo prima di andare a dormire, lo sguardo andò in un angolo dello studio. La vecchia borsa marrone ormai più rughe che pelle era lì, in attesa da vent’anni. Mi domandai quante ore ci sarebbero volute solo a mettere in ordine quell’infinità ventennale e disordinata di appunti su delitti, personaggi, indizi. Che importanza aveva? Avevo tutto il tempo che volevo, quello dell’insonnia. Quella prima notte cominciai così, dovevano essere le due di notte. Cominciai a tirar fuori i foglietti, a separarli per tematica, a metterli in ordine logico.

Dopo un tempo che mi sembrò brevissimo i primi raggi del sole filtrarono dalle persiane. Cinque ore erano volate! Non avevo provato nessuna fatica, solo un’entusiasmante energia e quell’assoluta libertà che solo la notte può offrire. La sera seguente, dopo cena, mi aggirai nervosamente intorno allo studio aspettando che i due adolescenti liberassero il campo e i computer. Non vieni a dormire? mi chiese mia moglie. Devo scrivere qualche email, vengo tra un po’. Era una pietosa bugia. Cosa avrei potuto dire? Mi sono messo a scrivere la storia d’Italia attraverso tre gialli? Avrei rischiato che chiamasse il dottore.

Comunque, quella seconda sera entrai nella camera da letto dove mia moglie dormiva all’alba, con i movimenti felpati e furtivi di un marito che rientra da una notte di baldoria. Un’ora dopo mi alzai per andare in ufficio. Incredibilmente, non ero affatto stanco. Avevo capito che non è la mancanza di sonno a provocare la stanchezza, ma i pensieri negativi che riempivano le ore di insonnia. Meno di trecento notti dopo Tu sei il male era finito. Quasi settecento pagine di un giallo pieno di tutto, amore, morte, sesso, sangue, tradimenti. Incredibile.

Il mio primo pensiero andò a quel tizio con la coda di cavallo, la Lamborghini gialla e il problema della sua piscina. Gli mandai un pensiero grato. Senza di lui non ci sarebbe stata l’insonnia. E senza l’insonnia non ci sarebbe mai stato Tu sei il male, Alle radici del male, Il male non dimentica, La moglie perfetta ed oggi Ballando nel buio.

© Roberto Costantini

[Foto in apertura di Polina Shubkina]

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