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26 settembre 2017

A Macron il nucleare costa 8 miliardi

Lo Stato ricapitalizzerà Edf e Areva, i due colossi in difficoltà. L’atomo rende sempre meno, ma per il Presidente sarà difficile mantenere la promessa di uscirne

Leonardo Martinelli

Come disse più tardi Nicolas Sarkozy, «il nucleare non è di destra né di sinistra. Ma l’interesse superiore della nazione». E ancora oggi, tutto sommato, si va avanti così: forse dritti verso un disastro, anche finanziario, per le casse dello Stato. «Errare humanum est, perseverare diabolicum».

Il nucleare francese fa riferimento a due colossi pubblici: Areva, impegnata soprattutto nella costruzione delle centrali, e Edf, corrispettivo di Enel in Francia, che le gestisce (ma che pure le ha sempre costruite, un’assurda competizione). Ecco, qui già cominciano i problemi. Quest’anno lo Stato francese sta effettuando una ricapitalizzazione di 7,5 miliardi di euro dei due gruppi (4,5 per Areva e il resto per Edf). Sì, perché il primo è scivolato sull’orlo della bancarotta. Già sotto François Hollande, si era deciso di smantellare Areva: la parte relativa alla costruzione dei reattori (sotto il nome New Np) sarà acquisita da Edf, fardello ulteriore per un gruppo con un debito colossale di 37,4 miliardi.

Cosa succede? Il nucleare non rende più? Si dirà: dopo Fukushima, tanti Paesi nuclearizzati hanno messo il freno all’espansione. Altri, come la Germania, hanno accelerato l’uscita dall’atomo. «Il disastro giapponese ha fatto precipitare le cose», spiega Benjamin Dessus, ingegnere ed economista, cofondatore di Global Chance, che milita per l’uscita dall’atomo, «ma i problemi sono nati prima»…

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[Foto in apertura di Johann Rousselot / Laif / Contrasto]

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