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19 settembre 2017

L’estrema destra può ancora rovinare la festa a Merkel

La vittoria della cancelliera è scontata. Ma molti elettori potrebbero votare gli xenofobi di AfD. Rendendo obbligata l'ennesima coalizione con i socialisti

Barbara Ciolli

Dal numero di pagina99 in edicola dal 15 settembre e in edizione digitale

Angela Merkel ha la rielezione in tasca, ma per la cancelliera laureata in fisica il vero rebus è capire se il terzo partito in Germania saranno i liberali redivivi (Fdp), come indicano i sondaggi. O piuttosto gli incalzanti euroscettici dell’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) che quasi certamente con le legislative del 24 settembre entrerà al Bundestag – per la prima volta nel Paese dal 1945, anche se ormai non è una novità per gli altri parlamenti europei. Uno scenario meno favorevole che potrebbe indurre la cancelliera a stringere con i socialdemocratici (Spd), volenti o nolenti, l’ennesima grande coalizione di ripiego.

Circa il 40% dell’elettorato (secondo una rilevazione di fine agosto per l’autorevole Frankfurter Allgemeine Zeitung addirittura il 46%, la percentuale più alta da 20 anni) sarebbe ancora indeciso. Per il resto i sondaggi danno la Cdu-Csu (l’Unione dei cristiano-democratici e sociali bavaresi) di Merkel tra il 36,5% e il 38%. Dietro, l’Spd dello sfidante Martin Schulz tra il 21% e il 24%, in trend ancora calante. Poi l’Fdp risalito tra l’8% e il 10% dalle legislative del 2013 che lo fecero sprofondare al 4,5%, fuori dal parlamento. Ma tra l’8% e il 10% oscillano pure AfD e la sinistra radicale (Linke), seguiti dai Verdi in leggera flessione tra il 6,5% e il 9%. A esclusione dei grossi partiti, tutti gli altri si contendono i seggi sul filo di lana.

 

Ciò che sfugge alle rilevazioni

In Germania vige un sistema proporzionale con lo sbarramento del 5% e una maggioranza con i vecchi alleati liberali si prospetta a portata di mano per Merkel: conquistare una manciata di voti tra la porzione sorprendentemente larga degli indecisi non dovrebbe essere difficile visto che, al termine del duello tivù con Schulz, gli incerti contattati sono sbilanciati più a favore della cancelliera.

Eppure ai politologi e agli analisti qualcosa non quadra, sono convinti che diversi indecisi e anche alcuni “decisi” sfuggano alle rilevazioni: che non siano cioè sinceri nel dichiarare le loro intenzioni di voto. In questo caso farà la differenza AfD, che una rilevazione Insa dell’11 settembre e un altro paio di sondaggi attestano in timida rimonta all’11%, davanti all’Fdp.

In quanti si vergognano di dire di votare gli euroscettici e anti-migranti? Davvero una parte si è ravveduta tornando a preferire i liberali o, in misura minore, la Linke? E dov’è finita la massa dei voti di protesta che ha riempito le piazze tedesche di simpatizzanti dei Pirati, poi di Pegida (Patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente), infine di AfD? Un drappello di loro ha scagliato pomodori contro Merkel a un comizio della Cdu a Heidelberg, in Baden-Württemberg. Un’altra avvisaglia che il suo gradimento è forte ma non granitico, per quanto la cancelliera in carica dal 2005 abbia puntato tutta la sua campagna per il quarto mandato sul già fatto: la Germania «Paese solido», i tedeschi che la «conoscono già», la prosperità economica e le sicurezze sociali garantite.

 

Non solo xenofobi ed estremisti

Alternative für Deutschland è comunque un movimento più articolato del «partito di estrema destra xenofoba» spesso sommariamente descritto all’estero. Intanto parte dei fondatori, economisti e professori critici sull’euro, non lo ha abbandonato dopo la deriva sui migranti, continuando a lottare per un ritorno di AfD sulle posizioni originarie liberiste e non protezioniste, euroscettiche e anti-austerity ma non discriminatorie. Poi la giovane candidata di punta Alice Weidel, subentrata a Frauke Petry, è lesbica e vive con la compagna e due figli: un profilo assai poco canonico per un partito che populisticamente ha iniziato a difendere la «famiglia tradizionale e i valori cristiani».

L’altro leader in corsa per il Bundestag, il giurista Alexander Gauland, tra i fondatori, è invece un’ex cariatide della Cdu, migrato dopo 40 anni di paludato conservatorismo nell’ala più estremista e becera di AfD. La procura di Stato lo indaga per le gravi offese razziste a una leader dell’Spd di origini turche («da far smaltire in Anatolia», ha detto), ma per quanto si sia screditato, anche per il passato di pubblicista ed editore di diverse testate, il 76enne Gauland resta depositario di un discreto pacchetto di voti per AfD. È proprio grazie a figure come la sua se gli euroscettici hanno attecchito anche in un Land ricco e solido dell’Ovest – roccaforte della Cdu – come il Baden-Württemberg, schizzando al 15% alle Regionali del 2016.

 

L’incognita degli indecisi

In Germania la bomba di una destra xenofoba sembrava disinnescata, in parte per gli errori commessi dalla stessa AfD nel 2017, con la leader Petry, ex tedesca dell’Est cannibalizzata da un’accesa guerra intestina prima che da un’inchiesta per presunte false dichiarazioni istituzionali. Schulz dai palchi ha poi chiesto «più giustizia sociale» parlando col cuore ai disagiati che, nella Germania con il 3,9% di disoccupati, risiedono soprattutto nell’ex Ddr mai decollata dalla riunificazione e terreno di coltura dell’ala xenofoba di AfD. Soprattutto, la cancelliera ha vinto la sfida del milione di richiedenti asilo accolti, facendo sgonfiare l’ansia sui migranti che nel 2016 portò all’exploit degli euroscettici in diverse amministrative: terzo partito con il 13-15%, con punte del 20% e del 24% in Meclemburgo-Pomerania e in Sassonia-Anhalt, nell’Est.

Meno di un anno dopo i consensi di AfD si sono dimezzati. Ciò nonostante, le insidie per la Cdu-Csu di Merkel continuano ad arrivare da destra. A sinistra i socialdemocratici di Schulz hanno lanciato diversi ami – non raccolti – alla Linke e ai Verdi. Ma in ogni caso per tutti i sondaggi una loro coalizione non supererebbe il 43%. La palla resta in mano agli indecisi. «Godetevi l’estate e votate bene in autunno», esortano i grandi manifesti elettorali di Merkel: dopo tutto i test delle regionali del 2017 sono andati molto bene per la Cdu, un appello affinché anche stavolta prevalga la ragione.

[Foto in apertura di Hans Christian Plambeck / Laif / Contrasto]

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