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18 settembre 2017

Il giornalismo scientifico è un malato incurabile

I master di specializzazione esistono, ma difficilmente chi esce da queste scuole trova posto nelle redazioni. Che sbagliano definendo la malaria un virus

Gianna Milano

«La disinformazione non è innocua». A dirlo è Marcia Angell, che dal 1988 al 2000 ha diretto una delle riviste di medicina più autorevoli del mondo, il New England Journal of Medicine e che nel suo ultimo saggio Pharma&Co mette a nudo le strategie usate dall’industria dei farmaci per promuovere se stessa più che la salute. In Italia il caso della bimba di quattro anni, Sofia, morta di malaria agli Ospedali Civili di Brescia dimostra quanto fondata sia l’affermazione della Angell, medico oltre che scrittrice.

L’informazione sui media italiani è stata in molti casi approssimativa e fuorviante (se non becera). Non solo si sono commessi veri e propri errori, si è parlato di “virus” quando l’agente patogeno della malaria è un parassita che si trasmette con la puntura di zanzare Anopheles, ma si è anche scritto che la piccola è stata colpita probabilmente dallo stesso “virus” che ha infettato i due bimbi di una famiglia del Burkina Faso, quindi provenienti da un Paese a rischio: entrambi ricoverati all’ospedale di Trento dov’era anche Sofia prima di essere trasferita in gravi condizioni a Brescia. Ignoranza, superficialità, demagogia hanno fatto partire sulle prime pagine di alcuni giornali, da Libero a Il Tempo, la caccia all’untore. Sarebbero gli extracomunitari a riportare la malaria in Italia, non le zanzare…

 Continua sul numero di pagina99 in edicola dal 15 settembre e in edizione digitale

[foto in apertura di Mauritshuis, Den Haag]

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