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12 settembre 2017

La grande corsa alla realtà aumentata

Facebook, Apple e Google si sfidano per rendere popolare questa tecnologia attraverso gli smartphone. E poi rimpiazzarli con un nuovo device

Federico Gennari Santori

Dal numero di pagina99 in edicola dall’8 settembre e in edizione digitale

Vorreste vedere un divano disposto in tutte le posizioni possibili nel vostro salotto invece di ordinarlo all’Ikea col rischio di non essere soddisfatti? Vi piacerebbe giocare con un videogame materializzato sul vostro letto? E, invece di leggere il menu di un ristorante, non preferireste osservare la riproduzione di ogni piatto prima di ordinare? Beh, presto tutto questo sarà parte della nostra quotidianità, grazie agli sviluppi di una tecnologia che negli ultimi due anni abbiamo iniziato a conoscere attraverso i nostri smartphone e tablet: la realtà aumenta.

Per molti si tratta della next big thing, che secondo Global Market Insights promette di aprire un mercato destinato a crescere dell’80% da qui al 2024 e a raggiungere il valore di 165 miliardi di dollari. La stessa da cui potrebbe nascere lo strumento che sostituirà gli onnipresenti dispositivi mobili. Ma non subito, perché è proprio attraverso questi ultimi che, nei piani di Apple, Google e Facebook, la realtà aumentata prenderà piede.

 

Come funziona

La realtà aumentata consiste nella sovrapposizione di elementi digitali allo spazio fisico. Questo permette all’osservatore di ricavare informazioni integrative e compiere azioni virtuali spaziando nell’ambiente circostante, tutto in tempo reale. Che il gioco valga la candela è dimostrato dal successo planetario di Pokémon Go, il videogame sviluppato da Niantic in collaborazione con Nintendo, e Snapchat, la piattaforma multimediale più amata dai teenager americani. Per prime queste due app hanno fatto vivere agli utenti un’esperienza inedita, “aumentando” la realtà inquadrata dall’obiettivo del proprio smartphone o tablet e mostrata sul monitor.

 

La piattaforma di Big G

Perché la realtà aumentata diventi di uso comune servono tuttavia molte applicazioni e per gli scopi più vari. Creare un software basato su questa tecnologia non è una passeggiata: chi non possiede le risorse di Snapchat ha bisogno di una mano. Così a fine agosto Google ha presentato ARCore, la piattaforma per lo sviluppo di applicazioni in realtà aumentata compatibili con il sistema operativo Android.

I suoi algoritmi saranno in grado di tracciare la fisionomia degli spazi, i movimenti, la luce e la presenza di persone e animali: per consentire, ad esempio, di posizionare un oggetto virtuale in una stanza, di vederlo avvicinarsi o allontanarsi in base ai propri spostamenti, più o meno nitido a seconda della luminosità, e magari di interagire con esso. ARCore, ha fatto sapere Google, è «un progetto a lungo termine» ma già entro quest’anno sarà disponibile su «100 milioni di smartphone».

 

Il vantaggio della Mela

Molte delle applicazioni a cui si è accennato all’inizio – tra cui quella di Ikea – sono però targate Apple. E la stessa ARCore arriva un paio di mesi dopo una piattaforma identica creata dall’azienda di Cupertino. ARKit, questo il nome, è il fiore all’occhiello di iOS 11, ultima versione del sistema operativo sviluppato da Apple e uno dei suoi assi nella manica per la nuova partita con Google.

La maggior parte dei proprietari di iPhone e iPad, infatti, installa gli aggiornamenti poco dopo il loro rilascio, cosa che potrebbe presto portare ad ARKit 500 milioni di utenti. È il vantaggio del sistema chiuso: un solo modello hardware e un software univoco appositamente studiato per esso. Per questo Mattew Miesnieks, che ha guidato una squadra di ricercatori di Samsung impegnati su questo fronte, ha definito ARKit «un grande cosa, la più grande mai avvenuta nell’industria della realtà aumentata».

Allo stesso modo, per l’analista di Css Insights Geoff Blaber «un mercato di riferimento misurabile e consistente, oltre alle facilitazioni tecniche conferite da ARKit, saranno finalmente d’incentivo per gli sviluppatori». Un vantaggio competitivo non consentito a Google da Android, di cui esistono decine di versioni adattate dai produttori ai loro device, che rallentano la diffusione degli aggiornamenti della casa madre.

 

Verso un 2018 “aumentato”

Con ogni probabilità Apple diventerà quindi il maggiore fornitore di applicazioni in realtà aumentata. Per Google e il suo ARCore ci vorrà più tempo, ma non va dimenticato che la maggior parte dei device attivi nel mondo usano Android. Facebook, primo tra i big, ha già fatto la sua mossa e al momento – grazie ai filtri per la fotocamera copiati da Snapchat e portati, oltre che sul social network, anche su Messenger, WhatsApp e Instagram – è leader nell’utilizzo della tecnologia.

Lo scorso aprile Mark Zuckerberg ha lanciato Camera Effects, «la prima piattaforma mainstream dedicata alla realtà aumentata», concepita per realizzare gli stessi fini di ARKit e ARCore, ma esclusivamente all’interno di Facebook. Nell’arco del 2018, insomma, la realtà aumentata potrebbe davvero sfondare.

 

Perché la Silicon Valley investe

Per il momento i tre colossi hanno scopi abbastanza diversi. Apple punta a nutrire il proprio App Store e a rendere più appetibili sul mercato i nuovi iPhone e iPad in un momento in cui la concorrenza si fa sempre più agguerrita. Google è interessata a convertire alla realtà aumentata i suoi sistemi più utilizzati, come Search (i test su Lens, il primo motore di ricerca visivo basato sul riconoscimento degli oggetti da parte della fotocamera, lo dimostra) e Maps, in modo che siano sempre più integrati con la vita quotidiana degli utenti e ricavino una mole di dati personali ancora maggiore.

Facebook, seguendo l’esempio di Snapchat, sta invece utilizzando questa tecnologia per creare nuovi format pubblicitari da vendere agli inserzionisti (filtri virtuali brandizzati che appaiono in foto e video condivisi sulla piattaforma). Certo, gran parte delle applicazioni attuali può sembrare banale o superflua. «Ma ben presto sarà impiegata per scopi ben più alti», ha detto a Business Insider Nikhil Chandhok, responsabile di Google per la realtà aumentata.

Come a dire: ora dobbiamo stare al gioco, poi le cose cambieranno. Al punto che, come anticipavamo, potrebbe esserci bisogno di un nuovo dispositivo al posto degli attuali smartphone. Qualcosa di simile ai fallimentari Google Glass o ai visori per la realtà virtuale, ma che sia esteticamente e tecnicamente più “accettabile” per gli utenti. ARKit, ARCore e Camera Effects sono nate anche in previsione di questo scenario ed è qui che gli intenti di Apple, Google e Facebook convergeranno. La battaglia per la realtà aumentata è appena cominciata.

 

[Foto in apertura di ARKit]

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