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27 agosto 2017

A Lima un muro per proteggere i ricchi

Las Casuarinas è tra le zone più esclusive della capitale. La barriera che separa i suoi abitanti dai vicini poveri è diventata simbolo di un'economia iniqua

Bertelli - Sauras

Lima. La vista dall’alto del monte San Francisco abbraccia l’intera città di Lima, dalle periferie come Villa El Salvador e Comas ai grattacieli di Miraflores, giù fino al mare. Sull’uniforme manto grigiastro delle case e delle strade spicca, a ridosso delle pendici, una rara macchia verde, puntellata da edifici bianco candido e specchi d’acqua. Quelli che vediamo sono i laghi artificiali e le piscine di Las Casuarinas, uno dei quartieri più esclusivi della città.

Quando gli occhi si spostano a sud sbattono però contro un unico, lunghissimo muro bianco di roccia a cemento. A di là del filo spinato che lo cinge sorge il quartiere di Pamplona Alta, dove le piscine lasciano il posto alle cisterne, perché lì non arriva nemmeno l’acqua potabile. «Noi qui piantiamo le patate per mangiare, mentre dall’altro lato del muro coltivano rose».

Sara Torrez Velasquez ha 49 anni e vive a Pamplona Alta dal 2000. Lo scenario attorno a lei è quello tipico delle barriadas, le periferie più povere delle città peruviane, con strade in terra battuta e case precarie in cui i mattoni fanno posto al legno prefabbricato, alle lamiere e alle toppe di tela cerata. Qui il colore preponderante è quello della terra, che si deposita su qualunque cosa: case, furgoncini, cani e persone. La storia di Sara non è particolarmente originale da queste parti.

È arrivata a Lima da un villaggio nella foresta e, dato che nella sua famiglia non ce la facevano a far studiare sia lei che sua sorella minore, è venuta in città a lavorare come donna delle pulizie. Erano gli anni in cui i migranti scappavano dal sud del Paese sconvolto dal conflitto tra il gruppo insorgente Sendero Luminoso e lo Stato peruviano che provocò, secondo la Commissione su Verità e la Riconciliazione, 69.280 fra morti e desaparecidos.

Per coloro che arrivavano in città, il modo più semplice per avere un tetto sopra la testa era occupare un pezzo di terra e costruirsi la propria casa. È così che nacque San Juan de Miraflores: 30 mila persone che si arrampicarono sulle pendici della collina, recintando la terra su cui avrebbero poi vissuto. «Venni qua e non c’era nulla, solo piante di amancay, i cosiddetti gigli degli Inca. Mi presi un pezzetto di terra, lo pagai 80 soles (all’epoca 25 euro), e ci misi tre tappetini e un materasso», racconta Sara. «Non avevamo né acqua corrente né elettricità. In compenso le pulci abbondavano». Così sono nati la maggior parte dei quartieri di Lima, un asse di legno per volta…

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[Foto in apertura di Malte Jaeger / Laif / Contrasto]

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