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25 agosto 2017

Perché vinceranno le fake news

L’intelligenza artificiale permette oramai di clonare voce, mimica, calligrafia senza possibilità di discernere il vero. Aprendo la strada a manipolazioni di ogni tipo

Paolo Bottazzini

Non possiamo credere ai nostri occhi. Ma soprattutto, non dobbiamo più farlo: nell’epoca dell’intelligenza artificiale, la fiducia in quello che percepiamo con i nostri sensi diventerà a breve un’ingenuità imperdonabile.

Face2Face, il software presentato alla fine di luglio dalla Stanford University, illustra quali sono i prossimi passi delle fake news, mostrando già nel presente risultati che riducono le illusioni ottiche più famose, quelle della storia dell’arte, a un passatempo per dilettanti. Per lo meno da un punto di vista tecnico. Il programma interviene in tempo reale su un video che trasmette discorsi di personalità famose, e trasforma i loro enunciati nella sequenza verbale prevista da chi sta manipolando il contenuto. Il software si applica sull’espressione facciale della vittima che parla in diretta, e la trasforma in modo da farle pronunciare il discorso riveduto e corretto.

Non ci si limita al doppiaggio: anche gli esperti di lettura del labiale, come i commentatori delle partite di calcio, rimarrebbero ingannati. La morfologia del volto viene mappata e riconfigurata, in modo da adattare i movimenti al nuovo flusso di parole. Forse i cultori di fisiognomica potrebbero nutrire qualche sospetto sulle smorfie che accompagnano l’emotività del discorso: il loro punto di osservazione trascende l’area dell’oralità, per accedere ai modi che permettono all’anima di esprimersi attraverso l’intera impalcatura della testa, con le pieghe della pelle, la nervatura, i muscoli e le tensioni. Ma la fisiognomica non è una scienza, quindi anche a Stanford hanno preferito accantonare il problema, almeno per il momento.

Divulgatori e clienti delle fake news non richiedono un’arte della truffa così raffinata. Per lo più, lo sciame di blog che viralizzano informazioni senza fondamento non ripudiano nemmeno l’obbligo di legge di denunciare l’origine fantasiosa dei contenuti, e la loro natura satirica, nel footer delle pagine del sito: lo abbiamo già raccontato sulle colonne di pagina99, e abbiamo osservato che lo scrupolo delle dichiarazioni non basta ad arginare la credulità dei lettori.

Le immagini che appaiono su queste non-testate non solo non vantano alcun talento nell’arte del fotoritocco, ma addirittura ostentano trascuratezza nella contraffazione del materiale iconografico. Si potrebbe quasi stimare che la negligenza nell’esecuzione della frode, rappresenti una sorta di stile che la nasconde agli occhi del suo pubblico, rendendo al contempo riconoscibili le fonti di informazione con taglio fazioso e partigiano, in modo da catturare l’attenzione degli estimatori al primo sguardo. La sciatteria è il segnale che richiama all’ordine tutti coloro che non hanno bisogno di ragioni per credere, e che vogliono fidarsi dei loro occhi al di là di quello che persino la vista sarebbe disposta ad accettare.

L’intelligenza artificiale permette di sviluppare software che sono veri e propri replicanti degli individui che emulano. Gemelli digitali che parlano con lo stesso timbro di voce e che firmano con lo stesso stile grafico degli originali…

Continua sul numero di pagina99 in edicola dal 25 agosto e in edizione digitale

[Foto in apertura di Weronika Gesicka, dalla serie “Traces”, 2015–2017]

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