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11 agosto 2017

Brooklyn non t’amo più, torno all’isola che non c’è

Finita, fuori moda. Fino a qualche tempo fa Manhattan era considerata un posto da cui fuggire. Ora tutti vogliono tornare a viverci di nuovo

Angelo Paura

Non ho mai scritto una riga su New York. Eppure è la città in cui vivo da quasi cinque anni. Per cercare di dare una spiegazione razionale a questo comportamento – dopotutto chiunque vorrebbe scrivere di New York – ho cercato di unire tre elementi distanti, come se fossero una premessa per iniziare a raccontare la città. Ho rivisto un’intervista a Italo Calvino del 1974, in cui dalla sua casa di Parigi ricorda che per scrivere della metropoli in cui viveva avrebbe dovuto «staccarsene, esserne lontano se è vero che si scrive partendo da una assenza».

Poi ho riletto Oriana Fallaci, apprezzando un passaggio di Un marxista a New York, ritratto di Pier Paolo Pasolini a Manhattan, pubblicato dall’Europeo nel 1966. «L’America è proprio una donna fatale, seduce chiunque. Non ho ancora conosciuto un comunista che sbarcando quaggiù non abbia perso la testa. Arrivano colmi di ostilità, preconcetti, magari disprezzo, e subito cadon colpiti dalla Rivelazione, la Grazia».

Infine, ho visitato la mostra dedicata a Frank Lloyd Wright al MoMa, e mentre facevo ricerca, ho letto una vecchia intervista in cui Wright spiega perché non provava entusiasmo per lo skyline di New York. «Non è mai stato pianificato – è solo una corsa agli affitti, e credo sia un grande monumento al potere del denaro e all’avidità». Wright sta dicendo che l’intero concetto che fa emozionare legioni di turisti in visita a Manhattan (“Be’ lo skyline di New York, vuoi mettere?”) è spazzatura. Un buon inizio.

Fatta la premessa numero uno, di seguito c’è una mappa di New York che ho creato ponendomi dei limiti, che con ogni probabilità non riuscirò a rispettare. L’idea è quella di parlare di Manhattan, visto che adesso, dopo la fuga verso Brooklyn degli anni passati, in molti vorrebbero ritornare sull’isola: se prima ripetere in una conversazione che Manhattan è finita, fuori moda, over, conferiva fascino a chiunque, oggi è vero il contrario. Da Manhattan non si fugge, anzi è in corso una nuova colonizzazione.

Ci saranno invece pochi riferimenti a Brooklyn (certo, Red Hook è un quartiere bellissimo), pochi riferimenti anche al Queens e a South Bronx, appena emerso dall’anonimato e inserito dal New York Times tra le 52 mete imperdibili del 2017. Inoltre, per raccontare un tragitto ideale ho un’ultima regola: immaginare di avere a disposizione una giornata infinita, in cui poter inserire tutti i pranzi e le cene, i musei e i luoghi necessari…

Continua sul numero di pagina99 in edicola dall’11 agosto e in edizione digitale

[Foto in apertura di Bevis Fusha / Anzenberger / Contrasto]

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