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3 agosto 2017

A Roma Grillo realizza il sogno di Bossi

Manager e assessori dal nord per commissariare Comune e partecipate: così nella Capitale muore il mito del civismo a Cinque Stelle

Editoriale

Dal numero di pagina99 in edicola dal 4 agosto e in edizione digitale

A Roma comandano veneti e milanesi. Nemmeno nel più fulgido sogno di Umberto Bossi dimorava una giunta come quella di Virginia Raggi: l’assessore a tempo alle società partecipate – Massimo Colomban ha già detto che a settembre torna al suo vecchio lavoro – è un imprenditore di Santa Lucia di Piave che, a capo di Atac, ha messo Paolo Simioni, manager di Valdobbiadene cresciuto in Save, società aeroportuale che gestisce gli scali di Venezia e Treviso. Bruno Rota, l’ex direttore generale, invece proveniva dalla milanese Atm e, quando si è trattato di sbattere la porta, l’intervista decisiva l’ha rilasciata al meneghino Corriere della Sera (insieme a Il Fatto). Intanto Andrea Mazzillo, l’assessore che da giorni polemizzava contro i troppi uomini inviati da Milano, ha rimesso le deleghe al Patrimonio.

Potremmo continuare raccontando la scelta di piazzare Pinuccia Montanari, già assessora a Reggio Emilia e a Genova, al posto di Paola Muraro per risolvere la grana rifiuti, o Adriano Meloni (romano, ma milanese di adozione) allo Sviluppo economico e al turismo. Ma il punto poi non è nemmeno questo, quanto piuttosto come sono state scelte queste persone e perché. Con l’esclusione di Pinuccia Montanari, stiamo parlando di uomini e donne legati al bocconiano Davide Casaleggio e selezionati per “commissariare” una realtà locale giudicata irrecuperabile.

Questo ci dice due cose – una sul Movimento Cinque Stelle e l’altra su Roma – che dovrebbero far riflettere. Per quanto riguarda il primo, è definitivamente tramontata l’era gloriosa dei meet-up, ammesso che sia mai esistita. Un movimento nato come civico, espressioni di un governo partecipato sul territorio, è diventato il suo contrario. Sarebbe bello che Grillo spiegasse la differenza – con le dovute proporzioni, è chiaro – tra lo spedire gli uomini del Fmi ad Atene per raddrizzare i conti e mandare un manager nordista a “Roma ladrona” per mettere ordine in situazioni che i romani, da soli, non riescono a raddrizzare.

La seconda riflessione però è tutta su Roma: mafia Capitale non esiste, va bene. Ma prima dei commissariamenti grillini, ricordiamo che anche il Pd aveva scelto, per governare la città, un “alieno” come Ignazio Marino. Il fatto che il tessuto dirigenziale della città sia così compromesso dal rendere inevitabile il ricorso a molteplici Papi stranieri è solo una percezione o una triste realtà?

[Foto in apertura di Augusto Casasoli / A3 / Contrasto]

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