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29 luglio 2017

Perché Twitter genera ansia

L’apprensione si alimenta tenendo fissa la nostra attenzione su ciò che percepiamo come una carenza o una minaccia. Il social fa lo stesso

Redazione

Dal numero di pagina99 in edicola dal 28 luglio e in edizione digitale

Tempo fa Jack Dorsey, il ceo di Twitter, ha dichiarato che Foglie d’erba è stato uno dei libri che più hanno influito sulla sua carriera, ha elogiato l’efficacia di Walt Whitman e lo ha definito «un imprenditore a tutto tondo», cercando così di individuare, come molti di noi fanno, i valori importanti per noi anche nelle persone che ammiriamo. È probabilmente proprio questo il meccanismo che ha reso così popolare Twitter: il social ci permette di entrare nelle vite di persone con le quali altrimenti non avremmo contatti.

Ma in questo modo finisce anche per instillare in molti di noi il timore che non saremo mai quello che vorremmo essere, che non saremo mai all’altezza delle persone che ammiriamo – e che seguiamo sul social: non saremo mai intelligenti, prolifici, originali, belli come loro. In altre parole, scrive The Atlantic, Twitter è un generatore e moltiplicatore di ansie, specie per chi ansioso, e un po’ insicuro, lo è già.

Gli psicologi distinguono tra due tipi di ansia: quella di tratto, ovvero la tendenza a vivere tutto con paura e preoccupazione, e l’ansia di stato, ovvero la sensazione transitoria con cui reagiamo a una situazione che avvertiamo come minacciosa. Ebbene, Twitter è forse il social network che più di ogni altro sollecita entrambe le tipologie di ansia, anche negli utenti più rilassati.

L’ansia si alimenta mantenendo fissa la nostra attenzione su ciò che avvertiamo come una carenza o una minaccia. Twitter fa lo stesso. Pensi che oggi sia un giornata niente male? Eccoti servito con una sequela di catastrofi, minacce terroristiche, scandali, cattive notizie sull’economia rispetto alle quali tu sei del tutto impotente. Ma come, hai già trent’anni e non hai ancora scritto il tuo primo romanzo? Ecco la lista dei trenta migliori romanzieri under 30. Non hai scritto romanzi e non hai nemmeno un figlio? Il tuo romanziere under 30 preferito ne ha già tre! Ah, hai figli? Ecco gli errori più comuni che commettono i pessimi genitori – come te.

Twitter, spiega Azadeh Aalai, professoressa di psicologia al Montgomey College del Maryland, funziona come una sorta di megafono dei successi altrui e come una lente di ingrandimento delle insicurezze di chi quei successi non li ha e questo può innescare sentimenti di invidia, ansia, frustrazione. Allo stesso tempo Twitter funziona come una sorta di confessionale collettivo, fornendo alle persone nevrotiche una piattaforma in cui condividere le loro insicurezze.

Secondo un recente studio della Harvard University «l’atto di condividere informazioni su noi stessi attiva la stessa parte del cervello che è associata alla sensazione di piacere» che ci forniscono il cibo, il sesso, i soldi. Inoltre, confessare le proprie ansie è un modo per sentirsi meno soli. Sei ansioso? Anche io lo sono! Ma anche questo meccanismo, avverte Pamela Rutledge, direttore del Media Psychology Research Center, rischia di farci ricadere nel circolo dell’ansia di Twitter: «Quando sei ansioso sei portato a monitorare continuamente tutto ciò che accade intorno a te, in base al meccanismo ancestrale che ci induce a anticipare possibili minacce esterne».

Twitter funziona allo stesso modo, è costruito per fornirci gratificazione istantanee: quanti like ho ricevuto, quanti retweet, quanti tweet sono stati inviati in mia assenza, mi sarò perso qualcosa di importante? E, soprattutto, perché quel tizio che seguo e che ha tanti più follower di me dice di avere le mie stesse ansie ma ha un così enorme successo? Cosa non va in me?

(dlu)

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