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26 luglio 2017

La Cina dice stop alla spazzatura

Un cambiamento epocale considerato che solo l’anno scorso, la Repubblica popolare ha importato il 56 per cento della spazzatura mondiale

Dal numero di pagina99 in edicola dal 28 luglio e in edizione digitale

La Cina smetterà di importare immondizia straniera entro la fine dell’anno. È questa la comunicazione ufficiale ricevuta dall’Organizzazione mondiale per il commercio lo scorso 18 luglio. «Ci siamo accorti che grandi quantità di rifiuti tossici sono mischiate ai solidi che invece possono essere usati come materiale grezzo. Questo inquina seriamente l’ambiente cinese», si legge. All’inizio del mese, 60 ispezioni sono state condotte in 27 città con il risultato che il 77 per cento dei rifiuti importati non erano a norma. E non è poco considerando che la Cina ne importa 50 milioni di tonnellate all’anno, più o meno quanto ne producono le dieci maggiori città.

Siamo di fronte a un cambiamento epocale considerato che solo l’anno scorso, la Repubblica popolare ha importato il 56 per cento della spazzatura mondiale, per un valore di 3,7 miliardi di dollari. Non bisogna dimenticare che l’industria del riciclo ha accompagnato la crescita economica del gigante asiatico negli ultimi trent’anni.

Nessun miracolo economico sarebbe stato possibile altrimenti. Importare plastica e cellulosa usate, è più economico, veloce e semplice che produrle. Il 20 per cento del totale viene da Giappone e Stati Uniti, il che fa riflettere alcuni sul circolo vizioso che la globalizzazione ha creato. Plastica e carta, infatti, vengono usati soprattutto per gli imballaggi dei beni esportati verso questi due Paesi, e ritornano sotto forma di immondizia.

Bloomberg arriva a sostenere che alla fine è come se la Cina riciclasse il materiale che produce e che, se il materiale di scarto importato venisse conteggiato, il tasso di riciclo della carta arriverebbe alla percentuale del tutto considerevole del 70 per cento. Secondo Adam Minter, autore di Junkyard Planet: Travels in the Billion-Dollar Trash Trade, sul tavolo ci sarebbero anche migliaia di posti di lavoro: 40 mila negli Stati Uniti e ancora di più in Cina.

Inoltre, sostiene sempre Minter, «se l’obiettivo è quello di migliorare l’ambiente e la salute pubblica, vietare la spazzatura straniera è controproducente. Con tutti i problemi che possono avere i rifiuti da riciclare, quelli che provengono dalla Cina sono ancora più sporchi e di bassa qualità». E ancora: «Tagliare le importazioni significherebbe che 7 milioni di tonnellate di plastica e 29 di carta dovrebbero essere smaltite negli inceneritori. Oggettivamente uno spreco».

(cag)

[Foto in apertura di Dirk Kruell / Laif / Contrasto]

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