Seguici anche su

26 luglio 2017

Le fondamenta di Agostino

'La malora' di Beppe Fenoglio racconta la storia di un giovane. Che fra ingiustizie e povertà, vive lo stesso destino delle pietre: l’impossibilità di muoversi

Matteo Pericoli

Ne La malora di Beppe Fenoglio la voce disperata del giovane Agostino ci narra della miseria che è stata la sua vita fino a quel momento. Mandato dalla famiglia appena adolescente a servire un uomo a sua volta servitore d’altri, Agostino ci racconta delle sofferenze sue e dei familiari con precisione analitica e trasporto. Lo fa usando la sua voce – un linguaggio tanto grezzo quanto artificiale, una sorta di impossibile dialetto raffinato, ovvero la grande invenzione narrativa del romanzo.

Ascoltandolo, riconosciamo in Agostino un ragazzo che ha tutte le caratteristiche per poter articolare con profondità una qualunque delle emozioni che incontriamo – la nostalgia, il timore del futuro, l’orrore dell’abbandono, l’innamoramento – ma la condizione di profonda povertà e il suo assoluto legame con la terra non gli permettono di alzarsi al di sopra di quello che riesce a malapena a descrivere.

matteo-pericoli-architetture-disegnate-21-07-pagina99-1

Il ragazzo ha il destino delle pietre e non può muoversi, né immaginare di poterlo fare. Respira l’iniquità del suo tempo, l’ingiustizia che lo lega a una generazione di persone incapaci di vedere oltre il confine, oltre le terre che le affama e che non possono ripudiare. Se è vero che la ribellione ci sembra alla sua portata, è anche vero che Agostino non può vedere tutto ciò che non può conoscere: lo sguardo oltre la radice che lo trattiene e lo imprigiona al suo destino. Un ragazzo diventato radice stessa, lontano da sé, capovolto, con la testa nella terra e con il peso delle radici sopra di lui.

Le radici di ogni edificio sono le sue fondamenta. Sappiamo che esistono come sappiamo dell’aria che respiriamo. Mai ci aspetteremmo di vedere un’architettura che sembra esprimere sopra terra la potenza delle sue radici. Quell’edificio potrà crescere solo sottoterra e sembrerà non avere alcun futuro, né alcuna modalità di ergersi dalla sua condizione.

Le fondamenta non sono fatte per essere viste, ma non lo è neanche il futuro. Sebbene nel finale ci sfiori un bagliore di speranza, la realtà raccontata e il suo gergo duro e inequivocabile ci dicono che non sarà altro che solitudine.

In collaborazione con Marco Lupo

Altri articoli che potrebbero interessarti