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22 luglio 2017

La via tedesca all’accoglienza dei migranti

Prima una rigida cernita. Poi, per chi rimane, si apre la strada all’integrazione. Ma per ora il posto di lavoro resta un privilegio riservato a pochi

Stefano Lippiello

Berlino. Nella stazione di Quedlimburg, una cittadina turistica patrimonio dell’Unesco in Sassonia-Anhalt, non erano abituati a questo genere di viaggiatori, ma anche qui i volontari con le loro casacche colorate aspettano l’arrivo di altri rifugiati per guidarli verso le strutture di accoglienza. Una scena divenuta comune a molte stazioni tedesche.

Il numero di arrivi di fronte al quale si è trovata la Germania è imponente. L’agosto del 2016 ha segnato il punto più alto, con quasi 90 mila domande di asilo presentate. Nel solo 2016 oltre 800 mila persone arrivate in Germania hanno presentato domanda di asilo, a cui se ne aggiungono altre 100 mila da gennaio di quest’anno ad oggi. Il trend è ora in diminuzione. Si è passati dalle 50-60 mila domande al mese di media dell’anno scorso a circa 17 mila al mese in quello in corso.

Dall’estate del 2015 tutti gli uffici coinvolti nel procedimento di asilo sono stati portati sotto un solo tetto: quello dell’Ankunftszentrum – il centro di arrivo – la cui funzione è quella di censire e smistare i migranti. Il richiedente asilo si presenta al centro spontaneamente o dopo aver incontrato la polizia. Al momento dell’arrivo l’Ufficio federale per le migrazioni e i rifugiati raccoglie i dati di ognuno in una banca dati federale da cui le altre istituzioni coinvolte possono a loro volta attingere: polizia, Länder ospitanti e Agenzia per il lavoro. Durante la registrazione della domanda di asilo, con l’assistenza di un interprete, l’ufficio raccoglie anche il curriculum del richiedente asilo che servirà da base per il colloquio individuale con il personale dell’Agenzia per il lavoro.

Competente a decidere le domande è l’Ufficio federale per le migrazioni, il quale per snellire le procedure si basa su di un filtro per Paese di provenienza dei richiedenti che ha portato alla riduzione dei tempi di attesa grazie anche al considerevole numero di domande respinte (circa l’80 per cento) per Paesi considerati non a rischio, come il Kosovo o il Ghana. L’Ufficio, inoltre, effettua lo smistamento dei richiedenti, in base all’origine e al tipo di domanda, su tutto il territorio tedesco. Consegna, poi, i documenti necessari al soggiorno.

Le richieste sono comunque il doppio rispetto ai grandi flussi registrati nei primi anni Novanta, al tempo della guerra nella ex-Jugoslavia, ma la guerra resta la causa prima di fuga: ora la maggior parte dei richiedenti asilo – un terzo – arriva dalla Siria, seguita dall’Iraq e dall’Afghanistan – un decimo ciascuno. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio federale per le migrazioni, il 45 percento delle domande ha avuto fin’ora successo. Per centinaia di migliaia di persone si aprono così le porte di una nuova vita sul suolo tedesco e per la società tedesca inizia la prova dell’integrazione…

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[Foto in apertura di Mauricio Lima / The New York Times / Redux / Contrasto]

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