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23 luglio 2017

Grande Muraglia Digitale, la stretta di Pechino

La legge sulla sicurezza informatica sta trasformando il web cinese in un’Intranet di Stato, sotto lo strettissimo controllo del Partito

cecilia attanasio ghezzi

«Questo è solo un altro modo della Cina per dire: “non vi vogliamo”». Così Astrill, una delle due reti di telecomunicazione straniere più utilizzate per superare la censura cinese, saluta con un pop up i suoi clienti ogni volta che un nuovo blocco da parte delle autorità cinesi la costringe a ripensare la sua tecnologia e ad annullare i suoi servizi per periodi più o meno lunghi.

Se siete abituati a navigare nel mondo libero, probabilmente non ne avete mai sentito parlare. Stiamo parlando delle vpn o virtual private network, un servizio che cripta e reindirizza il traffico internet. Si può usare per apparire connessi da un luogo diverso da quello in cui si è fisicamente e dunque per scavalcare la censura che, sempre più governi, applicano all’accesso alla rete nel proprio paese.

Secondo il Global Web Index, nella Repubblica popolare è uno strumento utilizzato da 90 milioni di utenti. Nell’indice globale seguono il Vietnam e l’Indonesia, con sei milioni di utenti ciascuno, e la Turchia con cinque. Questo per dare un’ordine di grandezza e capire meglio la misura che (forse) la Repubblica popolare si prepara a varare.

Il 10 luglio scorso Bloomberg, citando fonti anonime, scriveva che dal febbraio 2018 le tre aziende di telecomunicazioni cinesi non avrebbero più potuto permettere di usare le vpn dai dispositivi mobili. La notizia è immediatamente rimbalzata ovunque. Nessuna presa di posizione ufficiale né dalle aziende coinvolte (China Mobile: 860 milioni di utenti; China Unicom: 268; China Telecom: 227; tutte e tre aziende di stato), né dal governo.

«Tutto ciò è ridicolo», ha scritto su Facebook Kaiser Kuo, che fino all’anno scorso era a capo delle comunicazioni internazionali di Baidu, il Google cinese. «Se veramente sono interessati alla sicurezza e alla stabilità come dicono, farebbero meglio a lasciare le vpn accessibili». E ha aggiunto: «Ci aspettano giorni bui. Certo non tornerò in Cina se non ci saranno più vpn utilizzabili»…

Continua sul numero di pagina99 in edicola dal 14 luglio e in edizione digitale

[Foto in apertura di Michael Christopher Brown / Magnum Photos / Contrasto]

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