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22 luglio 2017

Avanti maschio, spiegami il film

Quest’anno il cinema e le serie tv celebrano l’orgoglio femminista. Scatenando la reazione del mansplaining, ovvero spiegare le cose alle donne

Maria Laura Ramello

Dal numero di pagina99 in edicola dal 14 luglio e in edizione digitale

Alle donne le cose vanno spiegate. Non alzate il sopracciglio, non scuotete la testa con fare perplesso, non tirate un sospiro di sollievo perché non vi sentite chiamati in causa, anche voi, se siete uomini, avete pensato “alle donne le cose vanno spiegate”. O in qualche modo l’avete fatto supporre. Questa pratica tanto disdicevole quanto comune ha un nome: mansplaining. La parola è composta dai termini inglesi man (“uomo”) ed explain (“spiegare”), e descrive quell’attività per cui gli uomini si sentono in diritto di dare spiegazioni alla donne su qualunque questione (anche su quelle in cui le donne dovrebbero saperne di più come l’aborto, l’utero, le mestruazioni), solo perché sono, appunto, uomini e si sentono in condizione di potere rispetto alla donna.

Ovviamente tutto ciò si basa su antichissimi pregiudizi sessisti, ma il termine è stato coniato nemmeno dieci anni fa da una giornalista americana, Rebecca Solnit, in un articolo in cui spiegava un mansplaining subito in prima persona. Durante una cena di lavoro, dialogando con il padrone di casa la giornalista si trovò a dover citare River of Shadows, il libro sul fotografo Eadweard Muybridge che aveva appena scritto. Cogliendo il nome del fotografo, l’interlocutore interruppe la giornalista per descrivere un importante libro sull’argomento. Senza saperlo – e senza averlo letto – stava citando proprio il libro della giornalista.

Insomma, ci sono uomini a cui piace spiegare le cose alle donne, anche quando non sono in grado di farlo. Di recente il fenomeno si sta rendendo sempre più visibile in vari ambiti, primo fra tutti quello cinematografico e televisivo. Per le donne appassionate di film e serie tv questo è un anno felice, l’anno del rinato orgoglio femminista. Sul piccolo schermo ci sono stati Feud, The Handmaid’s Tale (presto su Tim Vision), Big Little Lies, Tredici. Al cinema Wonder Woman e presto arriverà anche in Italia L’inganno di Sofia Coppola. Tutte opere che raccontano donne credibili, tridimensionali, non nate dalla penna e il desiderio di qualche maschio sceneggiatore: insomma donne vere e non “dolcemente complicate”, che non hanno paura di emanciparsi e rivendicare i propri diritti. E gli uomini hanno da ridire.

Partiamo dal caso più eclatante, Wonder Woman. Nonostante non si possa negare la portata rivoluzionaria di una super-eroina protagonista di un film campione d’incassi diretto da una donna, nonostante non si possa rimanere indifferenti di fronte al fatto che si tratti del primo cinecomic che dice alle bambine «si può essere guerriere e principesse», si sono alzati fior fior di detrattori – uomini – che al grido di «voi donne vi accontentate» hanno cercato di spiegare perché Wonder Woman non dovrebbe essere una nuova icona femminile e perché le bambine non dovrebbero vedere il film.

Il primo imperdonabile errore commesso, che farebbe tenerezza se non facesse rabbia, è che loro bambine non lo sono mai state. Non sanno cosa vuol dire crescere con certi stereotipi, essere costrette a subire i racconti di principesse da salvare che sanno solo aspettare il principe azzurro, non possono riconoscere la gioia nel vedere una donna protagonista di un film di supereroi che al bello di turno afferma: «Nessuno mi dice quello che devo fare».

Per tutte queste ragioni gli uomini non dovrebbero parlare di queste cose, o per lo meno non dovrebbero arrogarsi il diritto di avere l’ultima parola su questioni che in realtà non conoscono. Nessun uomo può né dovrebbe dire a una donna quali sono i modelli femminili da seguire. Fine della discussione.

Eppure le discussioni infuriano e i critici maschi che hanno visto L’inganno di Sofia Coppola a Cannes non si sono spellati le mani, ma anzi sono parsi infastiditi nel vedere un gruppo di giovani donne castrare l’unico maschio della casa. E hanno subito accennato al contentino quando la regista ha vinto il premio per la miglior regia, diventando la seconda donna della storia a portarselo a casa. Dispiace constatare che siamo ancora a questo punto. Ma oggi più che mai, in un’epoca in cui il presidente degli Stati Uniti può arrogarsi il diritto di dire «prendile per la figa» (“grab them by the pussy”), c’è bisogno di fare fronte comune, e dire ai cari amici maschi: non ci dovete spiegare proprio niente.

[Foto in apertura di Martin Parr / Magnum Photos / Contrasto]

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