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15 luglio 2017

Scanzonata, vanitosa, dispettosa: la Merkel che non t’aspetti

I sogni da bambina, le difficoltà con i social network, il femminismo. Per un giorno la Cancelliera sveste gli abiti ingessati della politica. E si scopre animale da palcoscenico

Andrea Affaticati

Dal numero di pagina99 in edicola dal 14 luglio e in edizione digitale

«Da bambina sognavo di diventare ballerina o ginnasta alla trave», risponde Angela Merkel alla domande della direttrice del femminile Brigitte. «Se sono vanitosa? Mettiamola così: penso sia sbagliato essere un affronto per il prossimo. Poi, da quando nessuno si occupa più della mia pettinatura, direi che sono anche abbastanza contenta».

Dunque vanitosa quel tanto che basta – la incalza l’intervistatrice – però evidentemente contenta di circondarsi di politici giovani e di bell’aspetto, come il premier canadese Justin Trudeau o il neoeletto presidente francese Emmanuel Macron? «Qui non si tratta di circondarsi. Sono stati eletti, e dunque sono i miei interlocutori naturali», ribatte pronta la Kanzlerin. «Certo, tutto è più facile quando ci si trova sulla stessa lunghezza d’onda, ma nei rapporti politici la discriminante non può essere la simpatia o l’antipatia personale. Il mio compito è rappresentare la Germania e i suoi interessi. Non siamo mica una combriccola di amici».

Lunedì 26 giugno. Per Merkel è la seconda volta sul palco del Maxim Gorki Theater di Berlino, la seconda volta all’annuale “Brigitte LIVE”, evento organizzato dalla omonima testata femminile per far conoscere “dal vivo” personalità, prevalentemente donne, con un curriculum che vale la pena essere raccontato.

 

Merkel senza corazza

La Kanzlerin aveva già partecipato nel 2013, anche quello un anno di elezioni parlamentari. E sarà per la bravura delle due intervistatrici, la direttrice e la caporedattrice di questo femminile, sta di fatto che Merkel si presta al gioco, e per i 75 minuti che seguono si sveste dell’armatura che normalmente indossa. Parla dei suoi limiti: «Non capisco le vignette, mio marito me le deve spiegare, il che, lo so, è frustrante»; le piace camminare, ma preferisce la salita «perché sin da bambina avevo difficoltà con le discese».

Ammette di non avere un account personale su Facebook e Twitter, e di continuare a tempestare i collaboratori con sms. E questi, anziché pretendere che usi whatsapp «si adeguano, immagino per un senso di fedeltà o lealtà che dir si voglia». Pur non condividendone sempre le idee, riconosce che «le femministe hanno fatto un grande lavoro, ci hanno spianato la strada, e anche se oggi le grandi battaglie sono state tutte combattute, del femminismo c’è ancora bisogno».

Da qui la sua amicizia con Alice Schwarzer, l’icona del femminismo tedesco. Bizzarra suona invece la risposta alla domanda se il suo programma elettorale presenterà sorprese: «Perché c’è ancora qualcosa con la quale si possa sorprendere?». Una risposta disincantata, il che dopo dodici anni alla guida del Paese è fisiologico, ma che apre anche a speculazioni.

 

Questioni di coscienza

Brigitte Live non è palcoscenico di propaganda politica, piuttosto di conoscenza in presa diretta. Quando però uno spettatore – dichiaratosi suo fedele elettore – le chiede «quando potrò finalmente sposare il mio compagno», Merkel è lesta nel cogliere l’occasione e, spiazzando tutti, risponde: «Ho capito che è una questione di coscienze e non politica». Un vero colpo da maestro. Ha, infatti, dato il via libera tanto atteso da socialdemocratici (partner di minoranza della coalizione) e opposizione.

E così la legge sul matrimonio delle coppie omosessuali, approvata solo quattro giorno dopo, rischia di essere un altro punto a favore Merkel (nonostante poi lei stessa abbia votato contro). Certo, non tutti nella Cdu hanno gradito questa svolta, ma alla Cancelliera probabilmente poco importa. Quel che conta, ai suoi occhi, è l’elettorato. E l’80 per cento dei tedeschi – dicono i sondaggi – era da tempo favorevole a questa svolta.

 

Politica e pragmatismo

Che Merkel non sia una politica incline a farsi scrupoli quando si tratta di avocare a sé risultati per i quali altri hanno lavorato, o di liberare il campo da ostacoli e da potenziali contendenti, l’ha dimostrato in maniera eclatante già anni fa, scalzando senza troppi complimenti il suo mentore Helmut Kohl. Il fatto che lui si fosse rifiutato di svelare i nomi dei finanziatori occulti del partito cristianodemocratico aveva spinto Merkel, allora segretario generale, a scrivere una lettera aperta, pubblicata il 22 dicembre 1999 dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, nella quale sollecitava i compagni di partito a tagliare il nodo gordiano con Kohl.

Il partito la seguì compatto, il peso di quel “parricidio” lo dovette e lo deve tutt’ora portare da sola. E anche se recentemente c’era stato un riavvicinamento tra lei e Kohl, quella colpa aleggiava anche due sabati fa nell’aula del Parlamento europeo a Strasburgo, dove si teneva la cerimonia di commemorazione del Cancelliere della riunificazione, spentosi il 16 giugno. Il discorso di Merkel, per quanto scritto con le migliori intenzioni, pareva ingessato, incapace di emozionare veramente.

 

Le smorfie della Kanzlerin

Le intervistatrici propongono a Merkel coppie di parole e lei deve sceglierne una. E così tra «sorridere o mostrare i denti» lei – stando al gioco – opta per sorridere. Sa bene che la sua mimica facciale, soprattutto quella involontaria, costituisce per vignettisti e fotografi (che lei, infatti, ama pochissimo per non dire affatto) un’inesauribile fonte di ispirazione (l’ultimo episodio, lo sguardo al cielo in diretta tv durante il colloquio con Putin al G20 di Amburgo).

«Lo ammetto, non ho una faccia da poker. È duro da accettare, ma bisogna pur imparare a convivere con i propri limiti», dice sorniona. «Però», precisa, «lo so che quando sono seduta nei banchi del Bundestag e sto zitta, do l’impressione di annoiarmi. Ma non è così».

 

Altro che ingessata

Per chi non l’ha mai vissuta in privato o in incontri off the records, Merkel si rivela un vero animale da palcoscenico. Della Kanzlerin ingessata e dalla retorica piatta non c’è ombra. Non c’è ombra dei suoi laconici mantra, uno su tutti, quello al culmine della crisi greca «se si vuole impedire l’affondo dell’Europa non c’è alternativa al salvataggio della Grecia».

Certo un po’ ci ricasca quando viene incalzata su Donald Trump. Qualcuno le deve aver suggerito come spiegare nel modo più diplomatico le differenze tra lei e il presidente americano. E lo fa, anche in previsione del G-20 che si è tenuto venerdì e sabato scorsi ad Amburgo, con un paragone che pare essere diventato l’ennesimo suo schiacciasassi: «Penso che la globalizzazione debba creare una situazione win-win per tutti, mentre secondo Trump non vi possono che essere da una parte i vincitori e dall’altra i vinti».

E a proposito di Trump e la mimica di Merkel, resterà famosa scena del “handshake” della stretta di mano negatale dal presidente Usa durante la sua visita a Washington. I fotografi la aspettano, Merkel si porge verso il presidente americano e gli chiede se non voglia stringerle la mano, lui però non reagisce. Al che lei si rivolge ai fotografi con uno sguardo di maliziosa intesa. Una scena che ricorda più i dispetti tra bambini che l’incontro tra due statisti.

 

Un leader deciso

Dispettosa? Coraggiosa? Le intervistatrici le ricordano al riguardo alcune sue frasi che hanno segnato questa legislatura che va a chiudersi. Quella di fine agosto 2015 quando davanti al fiume di migranti che si stava riversando sulla Germania lei aveva detto: «Ce la possiamo fare». E ancora quella più recente, dopo il G7 tenutosi a fine maggio a Taormina, riguardo a Trump e ai rapporti transatlantici: «I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo».

Più che coraggiosa lei si definirebbe decisa. «Il coraggio mi toccava prenderlo a quattro mani da bambina per saltare dal trampolino di tre metri. Capisco che vista dall’esterno, io dia l’idea di impiegarci un’eternità prima di prendere una decisione. In compenso, una volta presa, non torno sui miei passi, l’opzione B a quel punto non esiste più». Una posizione che ha ribadito anche all’apertura dei lavori del G-20 quando ha raccomandato ai partecipanti di essere aperti ai compromessi «ma non al punto da misconoscere i propri principi».

[Foto in apertura di John MacDougall / Reuters / Contrasto]

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