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10 luglio 2017

Lo scisma che può far crollare i bitcoin

Per una modifica nella rete decisa collettivamente, potrebbero crearsi due diverse catene di valore. Con la possibilità che alcuni conti vengano azzerati

L'Alieno Gentile

Dal numero di pagina99 in edicola dal 7 luglio e in edizione digitale

Mentre saltavano i tappi dalle bottiglie di spumante, nella notte di San Silvestro, il bitcoin veleggiava sui 1.000 dollari al pezzo. Dopo poco tempo ha raggiunto la parità con il prezzo di un’oncia d’oro, una tappa simbolica di grande rilevanza per i fanatici della cripto-moneta. Poi è arrivato il boom delle Ico, le initial currency offering, le offerte iniziali – in crowdfunding – che possono sostenere il lancio di una nuova criptomoneta, arrivando a far immaginare che un’opera pubblica possa essere finanziata tramite l’emissione di token che potranno essere utilizzati per pagarne il pedaggio.

Il 12 giugno il bitcoin è arrivato oltre i 2.900 dollari, per poi perdere in pochi giorni quasi il 25% del suo “valore” (o, come sarebbe più corretto dire, del suo “prezzo”).
Queste oscillazioni sono senza dubbio imputabili a uno strumento ancora acerbo, poco conosciuto dalla gran parte delle persone, ma probabilmente sono anche un handicap per il bitcoin e il suo utilizzo come moneta.

Una delle caratteristiche tipiche di una moneta è infatti il suo ruolo di custode di valore: finché il prezzo di un bitcoin sarà così variabile verrà visto come strumento speculativo, più che come moneta. Speculare, letteralmente, significa guardare lontano, fare progetti, meditare. E il bitcoin, nelle prossime settimane, rischia di essere oggetto di un piccolo terremoto. Questa è la ragione per cui l’impennata del suo prezzo si è arrestata.

Uno dei cardini cruciali del bitcoin sta nella sua estrema rigidità: il codice sorgente della rete blockchain su cui vengono scambiati, disciplina la quantità di bitcoin esistenti e impone il funzionamento del registro pubblico condiviso che ne permette l’utilizzo decentralizzato. Ogni detentore di bitcoin è un nodo della rete e tutte le transazioni sono trasparenti. Per realizzare una modifica o introdurre una variante è necessaria un’adesione quasi plebiscitaria dei soggetti coinvolti. Per questa ragione la comunità bitcoin ha preso l’abitudine di discutere in appositi forum le Bip, Bitcoin Improvement Proposals.

Una di queste, la Bip 148, intende introdurre dei miglioramenti nella rete: ridurre la malleablità delle transazioni o facilitare i pagamenti con bitcoin effettuati da dispositivi indossabili. Il registro condiviso delle transazioni in bitcoin è strutturato come una catena che punto a punto elenca lo sviluppo delle transazioni.

Dal prossimo 1 agosto l’introduzione della Bip 148 genererà una suddivisione nella catena: i nodi della rete bitcoin che supportano la Bip-148 creeranno un anello della catena diverso da quello che verrà creato dai nodi che non la supporteranno (in gergo si crea una “fork” nella catena).

Le transazioni saranno quindi più complesse, più lente (alcuni nodi non riconosceranno come valide le transazioni di altri), e se la fork – un po’ come la Brexit – sarà hard invece che soft, la divisione diventerebbe insanabile e ci ritroveremmo due diversi bitcoin, che andranno ad avere quotazioni distinte; il che costituisce un forte motivo di incertezza.

A seconda dello sviluppo dei diversi possibili scenari, tutte le transazioni effettuate dopo il 1 agosto sono a rischio di finire in un vicolo cieco della catena, e potrebbero ritrovarsi cancellate, su conti azzerati da una disputa tra “nodi” e “minatori”. Altro che il bail-in…

[Foto in apertura di Iacopo Pasqui]

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