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7 luglio 2017

L’emergenza migranti è una fake news

Oltre 65 milioni di persone sono costrette a lasciare le loro case. L’Europa ne ospita 3,5 milioni, il 5%. Gli sbarchi nel 2017 sono più che dimezzati

Cecilia Attanasio Ghezzi

Nei primi sei mesi di quest’anno, in Italia sono sbarcate più di 83 mila persone. Vengono soprattutto da Nigeria (15%), Bangladesh (12%) e Guinea (10%). Si tratta di una cifra che equivale a poco più dello 0,1 per cento della popolazione residente e che, secondo il Viminale, è del 20 per cento superiore rispetto a quella registrata nello stesso periodo del 2016. La sensazione, per media e opinione pubblica, è che si tratti della classica goccia che fa traboccare il vaso.

Visto che l’Europa non ci viene in soccorso, il premier (ex ministro degli Esteri) Paolo Gentiloni minaccia di chiudere i porti alle navi che non battono bandiera italiana. «Siamo sotto un’enorme pressione», ha rincarato il ministro dell’Interno Marco Minniti dichiarando alla Bbc che «se i porti che accolgono i rifugiati sono solo quelli italiani c’è qualcosa che non funziona». Come se la legge del mare non imponesse ai soccorritori di attraccare nel porto più vicino o se l’Italia non fosse attualmente il paese giuridicamente responsabile del coordinamento dei soccorsi.

Certo, nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali esiste una «deroga in caso di stato di urgenza» ma è lecito dubitare che l’afflusso di alcune migliaia di migranti in un territorio che conta una popolazione di circa 60 milioni di persone sia di per sé qualificabile come un «pericolo pubblico che minacci la vita di una nazione». Insomma, come sottolinea l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) in un comunicato, è «inaccettabile la confusione politica mediatica che attua una distorsione tra il luogo nel quale si attua il primo soccorso e le successive responsabilità dell’accoglienza dei rifugiati una volta che i soccorsi si siano conclusi».

Detto ciò non bisogna dimenticare che gli Stati dell’Unione europea si erano impegnati nel 2015 a ricollocare 160 mila richiedenti asilo per alleviare la pressione dei migranti su Italia e Grecia. La ripartizione sarebbe dovuta avvenire sulla base di criteri riferiti alla capacità di accoglienza e assorbimento di ciascuno stato membro, ma questi ultimi hanno disatteso le promesse e i risultati non sono stati quelli sperati.

A prescindere da Irlanda e Gran Bretagna che sin dall’inizio erano fuori dal piano, Romania, Repubblica ceca, Slovacchia e Ungheria hanno votato contro, la Polonia ha di fatto sospeso l’applicazione del meccanismo, e la Germania ha reso disponibili posti equivalenti a circa l’1 per cento di quelli ad essa spettanti. Morale della favola? Al 15 giugno scorso, la relocation era avvenuta per appena 21.313 rifugiati. Nel frattempo, c’è da dire, la Germania ne ha ospitati più di 1,2 milioni, la maggior parte dei quali sono arrivati via terra da Siria, Iraq e Afghanistan…

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[Foto in apertura di Iacopo Pasqui]

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