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1 luglio 2017

Mamma dopo i 40 con i mitocondri di un’altra

Una clinica statunitense vuole “ringiovanire” gli ovociti con l’intervento di una terza persona (un terzo genitore?) ed evitare così l’eterologa. Ma i dubbi sono molti

Angela Simone

Dal numero di pagina99 in edicola dal 30 giugno e in edizione digitale

Ringiovanire gli ovociti per combattere l’infertilità. In poche parole, è questo il claim pubblicitario che un’azienda americana, dal suggestivo nome Darwin Life, sta lanciando, destando non poche perplessità. I motivi sono tanti. Ma facciamo un passo indietro. Tra gli svariati motivi che stanno dietro a una gravidanza che non arriva ci può essere proprio la qualità degli ovociti, le cellule germinali femminili che fecondate con uno spermatozoo portano alla generazione di un embrione. Questo le cliniche di fecondazione assistita – e tante coppie non fertili in cerca di soluzioni al loro desiderio di genitorialità – lo sanno da tempo.

 

L’età degli ovociti

Sulla qualità (un termine usato in gergo per indicare diversi parametri che influenzano la capacità degli ovociti di dare vita a un embrione) incidono molti fattori, diversi e tutti da verificare perché di embriologia umana – e quindi in parallelo di possibili soluzioni per l’infertilità – si sa davvero molto poco.
In molti Paesi, per esempio in Italia, la legge e i veti di ordine etico non permettono di usare cellule embrionali umane a scopo di ricerca, in altri ci sono limiti molto forti e comunque ogni tipo di esperimento deve essere interrotto prima che il pre-embrione abbia “compiuto” 14 giorni (in accordo con la “regola del quattordicesimo giorno”, applicata in tutto il mondo).

È però ormai abbastanza chiaro che l’età anagrafica della donna – anche quando si parla di una persona sana e fisicamente attiva – è un fattore che influisce in modo particolarmente incisivo. Per questo motivo molte coppie in cui la donna è più vicina alla menopausa che alla pubertà utilizzano la tecnica di fecondazione assistita eterologa, in cui il materiale genetico e l’intera cellula germinale deriva da una donatrice.

 

Oltre l’eterologa

Il business dell’azienda Darwin Life è molto diverso. Si basa sull’idea che si possano riportare indietro le lancette biologiche dell’ovocita della donna che vuole un figlio, preservando parte del suo patrimonio genetico, per avere un effetto di ringiovanimento con il conseguente ripristino della sua qualità procreativa. L’azienda è convinta che per riuscirci occorra agire sulla cellula in cui sono racchiusi il nucleo e il genoma nucleare, intervenendo soprattutto sui mitocondri, strutture deputate a produrre e fornire energia.

Questa è almeno l’idea, che può suonare bizzarra, ma della quale da qualche tempo si discute in alcune cliniche d’oltreoceano. Tuttavia ad oggi di dati solidi scientifici che supportino una metodica di questo tipo ce ne sono davvero pochi e le scarse evidenze disponibili di certo non parlano di una via tale da poter essere offerta a potenziali pazienti e coppie.

 

I mitocondri di un’altra

Esiste tuttavia una tecnologia, la sostituzione mitocondriale (mitochondrial replacement) di cui abbiamo già scritto su pagina99, e che nasce con ben altro scopo, che la Darwin Life sta pensando di usare per questo obiettivo. Fondatore dell’azienda è John Zhang, uno dei discussi pionieri di una delle due tecniche di mitochondrial replacement (il cosiddetto Maternal Spindle Transfer o Mst).

Zhang, che ha fondato e dirige già il New Hope Fertility Center a New York, si era già fatto notare dalla comunità scientifica e non solo nel settembre 2016, quando in esclusiva per il magazine di scienza e tecnologia inglese New Scientist aveva dichiarato che grazie alla tecnica dell’Mst aveva fatto nascere un bambino geneticamente sano, grazie al contributo del genoma paterno, del genoma cellulare della madre legale – affetta dalla sindrome mitocondriale di Leigh – e del Dna mitocondriale – che si eredita solo per parte materna – di una donatrice sana.

Il bimbo, subito etichettato dalla stampa di mezzo mondo come il bambino con tre genitori (three parents’ baby) è nato in Messico, nonostante Zhang sia residente negli Stati Uniti. Il perché è presto spiegato: negli Usa la tecnica utilizzata dal medico è vietata e non si possono utilizzare fondi pubblici per ricerche su cellule embrionali.
A oggi solo il Regno Unito, dopo un serrato confronto iniziato già nel 2011, sia con la comunità scientifica internazionale che con la popolazione locale sull’accettabilità etica e sociale, ha regolato e permesso il mitochondrial replacement per scongiurare che difetti genetici vengano trasmessi ai figli.

Il tutto avviene comunque sotto un rigido controllo. Ora la tecnica di Mst, che prevede il trasferimento di Dna nucleare di un’ovocita con mitocondri “difettosi” in un ovocita (da donatrice) con mitocondri sani, sarà usata dalla clinica Darwin Life non solo nei casi di difetti genetici al Dna mitocondriale della madre, ma come strategia di presunta cura all’infertilità per donne tra i 42 e i 47 anni. Anche in questo caso, fuori dagli Usa, ma in territori limitrofi come Messico e Canada.

 

I dubbi etici

Le critiche non si sono fatte attendere, dal momento che la tecnologia che si vuole utilizzare è davvero nella sua fase precoce e non si può certamente parlare di dati ed evidenze che possano supportare la sua applicazione per scopi diversi da quelli per cui è nata. Sulle pagine online del magazine Mit Technology Review, che per primo ne ha dato la notizia, Marcy Darnovsky, direttore esecutivo del Center for Genetics and Society, la bolla come una «procedura biologicamente estrema e rischiosa».

Il costo è stimato tra gli 80 mila e i 120 mila dollari. Decisamente troppo, vista la scarsità di dati scientifici che dimostrino in che modo questa procedura possa fornire realmente qualche speranza di genitorialità o garantire che a lungo termine l’ipotetico embrione impiantato non abbia difetti genetici ereditati per via dell’impiego della tecnica sperimentale.

 

[Foto in apertura di Thomas Ernsting / Laif / Contrasto]

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