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29 giugno 2017

Renzi ha perso i voti e anche le idee

Qual è la battaglia culturale del segretario? E qual è l’Italia che vuole costruire? Al di là delle chiacchiere politichesi da talk show, è difficile da capire

Editoriale

Dal numero di pagina99 in edicola dal 30 giugno e in edizione digitale

Abbiamo cercato di metterci nei panni di Matteo Renzi, dopo la batosta alle elezioni amministrative. Molti lo hanno invitato a cambiare strategia e a stringere accordi con la sinistra, specie con i suoi ex compagni di partito. Renzi ha risposto di no. Anzi, ha precisato che d’ora in poi sarà ancora più se stesso e andrà sempre più per la sua strada. Bene, ci siamo detti. Scelta giusta: il segretario del Pd fa bene a difendere le sue posizioni. La politica non è forse battaglia culturale e progetto di trasformazione della società?

Poi ci siamo fermati un attimo a riflettere: qual è la battaglia culturale di Renzi? E qual è l’Italia che vuole costruire? Qui ci siamo arenati. Al di là delle chiacchiere politichesi che popolano i talk show, chi sa dire qual è il nocciolo della battaglia culturale di Matteo Renzi? Quali sono i messaggi chiave per superare i due problemi più gravi che affliggono oggi l’Italia: il lavoro che non c’è e la diseguaglianza crescente? E perché questi temi, che sono al centro dei pensieri dell’elettorato, non sono il cavallo di battaglia della sinistra che invece sembra solo occuparsi di (pur importantissimi) diritti civili?

Facciamo un passo laterale e guardiamo che cosa sta accadendo all’estero. La settimana scorsa negli Usa (ne scriviamo a pagina 12) i candidati democratici hanno perso le elezioni in cinque distretti dove si sono svolte tornate speciali (i deputati locali si erano dimessi per entrare nell’amministrazione Trump): non si può dire che sia stato un completo insuccesso, perché si trattava di regioni a stabile maggioranza repubblicana e i democratici hanno recuperato voti rispetto alle elezioni precedenti.

Ma hanno perso ovunque. Gli analisti, nel valutare il risultato, hanno messo in evidenza la totale assenza di credibili programmi alternativi dei candidati democratici. Non basta fare propaganda in negativo sulle nefandezze di Trump – come per anni fece la sinistra con Berlusconi – bisogna avere un programma, un’idea diversa di futuro, in un mondo in cui è l’incertezza del futuro a creare una crescente ansia collettiva.

Un discorso analogo lo si può fare per Renzi. La sua battaglia per la modernizzazione del Paese appare ormai un guscio senza contenuti. Se solo quattro elettori su dieci vanno a votare e troppi elettori di sinistra stanno a casa vien da pensare che la maggioranza degli italiani non ci creda più. La politica è battaglia di idee… ma quali idee?

[Foto in apertura di Augusto Casasoli / A3 / Contrasto]

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