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29 giugno 2017

A ciascuno i suoi farmaci: la rivoluzione degli organoidi

Riprodurre un tessuto cellulare miniaturizzato permette di provare i medicinali su una copia surrogata del paziente stesso. Senza limitazioni etiche

Giulio Formenti

«Forse la Terra è l’inferno di un altro pianeta». Nel 1932 Aldous Huxley, nipote del famoso biologo darwiniano Thomas Henry Huxley, immaginava che in un lontano futuro (anno 2540), la manipolazione degli embrioni umani avrebbe consentito una riproduzione completamente extrauterina. Cinquecento anni prima delle previsioni di Huxley, la possibilità di manipolare le cellule embrionali ha visto un accelerazione strepitosa

Per quanto oggi non sia possibile la riproduzione extrauterina immaginata da Huxley nel suo Mondo Nuovo, si è già scoperto come coltivare in laboratorio – in un «piattino» – cellule staminali embrionali. A queste cellule si può poi far assumere una vera e proprio conformazione tridimensionale, come in un vero embrione, che ricapitola moltissime delle caratteristiche dello sviluppo prenatale animale e umano. Solo che, fortunatamente in antitesi con le fosche previsioni di Huxley, lungi dal favorire perversi meccanismi di controllo della popolazione, questi avanzamenti tecnologici offrono all’umanità che soffre impensabili opportunità terapeutiche e di ricerca.

Non si tratta di enormi baccelli in grado di assumere sembianze umane. In realtà il nome, seppur dal vago sapore fantascientifico, descrive il prodotto di un procedimento scientifico-sperimentale altamente controllato per mezzo del quale è possibile riprodurre un tessuto cellulare dalle caratteristiche molto simili a quelle di un organo umano, seppure in miniatura (gli organoidi hanno dimensioni diecimila volte più piccole dell’organo che vanno a mimare). Per questa loro grande potenzialità, dal 2009, anno dei primi studi di Hans Clevers e Toshiro Sato, gli organoidi si stanno diffondendo con rapidità sorprendente nei laboratori di tutto il mondo.

Attraverso queste tecniche, ad oggi, si possono produrre versioni «di laboratorio» di fegato, polmoni, intestino, cervello, pancreas, retina, reni, muscolo cardiaco, orecchio interno, lingua, denti, follicoli piliferi nonché di moltissime ghiandole (mammarie, pituitarie, tiroide, prostata). Le conseguenze e le possibilità che questo offre vanno ben al di là della fervida immaginazione degli scrittori e dei registi di fantascienza.

Per produrre un organoide si deve sostanzialmente partire, esattamente come per produrre un qualsiasi organismo vivente, da una singola cellula. Nella maggior parte dei casi si tratta di cellule “staminali” ovvero quelle cellule che si producono subito dopo la fecondazione e che hanno la possibilità di dare origine a tutte le cellule «specializzate» del corpo. Sono cellule che, in condizioni ottimali di laboratorio, si possono moltiplicare praticamente all’infinito…

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