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23 giugno 2017

Tutte le ragioni per dare il voto ai sedicenni

I 5 stelle vogliono abbassare l’età alle urne per via dei sondaggi a loro favorevoli. Ma in realtà si tratta di una scelta che giova a tutti. Lo dice una ricerca di Oxford

Marco Filoni - Pietro Intropi

È arrivato il momento di dare il voto ai sedicenni e ai diciassettenni? Se nel nostro Paese mettessimo seriamente al centro delle cronache politiche questa domanda anziché lo sfiancante confronto sulla legge elettorale potremmo assistere a un dibattito interessante.  Quali sono le ragioni a sostegno dell’inclusione degli under 18 nei confini del club dei cittadini che godono di pieni diritti politici? Quali potrebbero essere le implicazioni dell’estensione del diritto di voto a questi adolescenti? Quali forze politiche potrebbero farsi promotrici di questa proposta nella prossima Legislatura?

Andiamo con ordine. Qualche settimana fa Beppe Grillo – attraverso un post sul suo blog – ha dichiarato che «il M5s si batterà per dare il diritto di voto ai sedicenni».
Grillo lamentava, inoltre, che «solo in Italia per eleggere una delle due Camere [il Senato] bisogna aver compiuto 25 anni, causando distorsioni vistose nella composizione di Camera e Senato che sono tra le cause dell’ingovernabilità».

La dichiarazione del leader del M5s ha avuto scarsa eco nei media nostrani, ma la proposta merita di essere presa seriamente in considerazione. In altri Paesi il tema è già entrato stabilmente nel dibattito politico. Prima delle elezioni politiche dello scorso 8 giugno, tutti i maggiori partiti politici del Regno Unito (il Labour, i liberal-democratici, i verdi) a esclusione del Partito Conservatore, hanno sostenuto nei loro programmi la proposta di allargare il diritto di voto anche ai 16-17enni.

In alcuni Paesi europei il voto ai 16-17enni è già realtà: in Scozia gli under 18 hanno potuto votare al Referendum per l’Indipendenza del 2014 (ma l’esclusione dei 16enni dal voto sulla Brexit ha suscitato notevoli polemiche) e, dal 2015, i più giovani possono esprimere il loro voto in tutte le consultazioni politiche (nazionali e locali) del loro Paese. In Austria il voto agli under 18 è realtà dal 2007. In Germania il diritto di voto ai 16-17enni è garantito nelle elezioni dei Parlamenti di alcuni Länder. Nel 2011 la Norvegia ha fatto un “trial” estendendo il diritto ai 16enni per le elezioni locali. Infine, tra i Paesi extra-europei che permettono il voto agli under 18, figurano Argentina, Brasile, Cuba , Ecuador, Nicaragua (si noti che in Argentina e Brasile il voto è obbligatorio per la fascia di età dai 18-70 anni, e che Cuba, Ecuador, e Nicaragua, non hanno regimi classificabili come democratici).

Sulla base di queste esperienze è possibile studiare il fenomeno, valutarne vantaggi e svantaggi, determinare gli scenari che si aprono nel campo democratico. L’ha fatto Tommy Peto, dottorando presso il Dipartimento di Scienze Politiche a Oxford, che recentemente ha pubblicato un articolo sulle ragioni morali che supportano la proposta di allargamento del diritto di voto ai 16enni, con un paper dal titolo Why the voting age should be lowered to 16 (Perché dovremmo abbassare l’età del voto a 16 anni)…

Continua sul nuovo numero di pagina99, in edicola dal 16 giugno o in edizione digitale

[Foto in evidenza di Lorenzo Maccotta / Contrasto]

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