Seguici anche su

17 giugno 2017

I monologhi del pene 100 uomini si confessano

Hanno un’età compresa tra i 20 e i 92 anni, di tutte le etnie e gli orientamenti. Con organi di tutte le forme, colori, dimensioni. Ecco 'Manhood' di Laura Dodsworth

Flavia Gasperetti

Ah, Diane Keaton. Quando nel film Manhattan confidavi a Woody che il tuo problema era quello di essere sia attratta che orripilata dall’organo sessuale maschile, confesso di non aver mai provato una forte immedesimazione. Adesso, però, dopo aver preso lungamente visione di Manhood: The bare reality, progetto fotografico di Laura Dodsworth, posso dire che sì, adesso capisco.

Una galleria fotografica di cento peni, ciascuno corredato da un brano d’intervista al portatore. Cento peni di età compresa tra i 20 e i 92 anni, di tutte le etnie e gli orientamenti sessuali, circoncisi e non, dritti, torti, irsuti, glabri, in salute o sopravvissuti a ogni sorta di ordalia medica, sì, insomma, disponibili in tutte le combinazioni di forma, colore, dimensioni.

Questo volume lo potete considerare, a seconda del caso, come un coffe-table book dell’incubo o l’inevitabile corollario alla riappropriazione femminista del corpo che a partire dai monologhi della vagina e tutta la body art militante non poteva che concludersi qui, nella certezza che se l’identità e la soggettività passano per il corpo, allora ne consegue che quelle dei maschi passino per il loro pene.

schermata-2017-06-17-alle-11-33-11-copia

Quindi sfogliamo a cuor leggero, stiamo pur sempre facendo la lotta al patriarcato, un pene alla volta. Io il libro però non l’ho sfogliato, in previsione di questo articolo l’ho letto tutto in pochi giorni e non mi sentirei di consigliare a nessuno di fare altrettanto. Cento peni sono davvero tanti peni. La scelta dell’autrice di ritrarli tutti rigorosamente “a riposo”, senza ricorso a foto-editing, tutti stagliati contro lo stesso grigio fondale è giusta, però non ti risparmia davvero niente. Studiare Manhood così attentamente è stato come passare giorni in una sauna dipinta da Lucien Freud.

Succedono due cose imbarcandosi in questa lettura. La prima è che leggendo il racconto delle vite dei soggetti ritratti, ti ritrovi gioco forza a tentare di farti un’immagine mentale di ciascuno a partire dai pochi elementi che hai a disposizione: il pene, ovviamente, e i due, ma non sempre due, testicoli d’ordinanza, gli inguini, le mani. Finisci per stabilire arbitrarie e oziose equipollenze, un po’ come quando giochi a trovare somiglianze tra i cani e i loro padroni…

► Continua sul numero di pagina99, in edicola dal 16 giugno o in edizione digitale

[Foto in apertura di Afp / Getty Images]

Altri articoli che potrebbero interessarti