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17 giugno 2017

No, non è ancora tempo di umanoidi

Richiami sentimentali a parte, la costruzione di robot dalle sembianze e dai comportamenti umani non sembra avere per ora portato troppo lontano

Massimo Mantellini

► Dal numero di pagina99, in edicola dal 16 giugno e in edizione digitale

La notizia forse non vi dirà granché: Boston Dynamics è stata venduta da Google al gruppo giapponese Softbank. Google l’aveva acquistata alcuni anni fa, all’interno di una vasta operazione di diversificazione delle sue attività. Boston Dynamics non era però una startup fra le tante acquisite dal gigante di Mountain View, ma una società completamente differente, nata nel 1992 come spin off del Mit e poi finanziata con i soldi della difesa americana.

Lo scopo? Costruire robot utilizzabili negli scenari di guerra. Chiunque abbia un accesso a Internet avrà visto, prima o dopo, uno dei molti incredibili e affascinanti video dei robot di Boston Dynamics. Macchine dagli aspetti umanoidi, a due o quattro zampe, che corrono nel bosco, salgono le scale, prendono un ascensore, saltano ostacoli che un umano in ottime condizioni farebbe fatica a scavalcare.

I richiami al cinema, ad Asimov e a tutta la vasta letteratura dell’androide buono o cattivo, sono immediati e perfino leggermente angoscianti. In alcuni dei cliccatissimi video di Boston Dynamics i robot vengono presi a calci dai loro creatori per dimostrarne la capacità di equilibrio. Lo spettatore a quel punto si attende che, dopo l’ennesima provocazione, la macchina reagisca al proprio padrone e lo colpisca a sua volta.

Tuttavia, una volta esauriti i richiami sentimentali al cinema e alla letteratura, la costruzione di robot dalle sembianze e dai comportamenti umani non sembra avere per ora portato troppo lontano. Forse per questa ragione Google vende il gioiello dell’estetica cyborg a una società di telecomunicazioni giapponese che già ora produce e vende (solo in Giappone) un robot casalingo chiamato Pepper.

Pepper, a sentire i suoi creatori, è gentile, riconosce i nostri gusti e le nostre emozioni ed è perfetto come robot da appartamento: niente a che vedere con gli impressionanti mostri d’acciaio che spalancano le porte dei laboratori in cui sono stati creati e iniziano a correre nei boschi innevati attorno a Boston. Entrambi, forse, sia Pepper che i robot cinematografici di Boston Dynamics, sono figli di una idea romantica che tarda a farsi concreta.

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