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13 giugno 2017

La festa è finita Mediaset non è più pop

Pier Silvio solo al comando, l’innovazione appaltata a le Iene, De Filippi, Striscia. La cultura popolare italiana è sempre meno plasmata dalle televisioni di Berlusconi

Samuele Cafasso

Pare che anche il fondatore Silvio Berlusconi sia sbottato, quando gli hanno spiegato che la sentenza della Cassazione sui divorzi difficilmente poteva assicurargli uno sconto sull’assegno per Veronica Lario. «Ma come, le mie aziende non guadagnano più come una volta». Contestazione, in effetti, inappellabile. Ma se la storia dei libri e della grande Mondadori è ancora tutta da scrivere – ammesso che non se la comprino i tedeschi di Bertelsmann – sulle reti televisive è certo che l’età dell’oro di una sfolgorante, per quanto contestata, modernità, è alle spalle.

Certo, tra i nomi che fanno innovazione qualcuno a volte torna a Mediaset, come Nicola Savino, già volto storico delle Iene. Ma è una questione di soldi, più che di prestigio: una manna, da questo punto di vista, il tetto ai compensi imposto con molte polemiche nel servizio pubblico. I tempi in cui le reti del Biscione volevano dire sperimentazione, e per quello attiravano il meglio delle intelligenze televisive nazionali – Giorgio Gori e ancora prima Carlo Freccero, Enrico Mentana e Giuliano Ferrara nelle news, solo per citare alcuni nomi –, sono un ricordo. Cattiva maestra televisione? Forse una volta. Oggi Mediaset certamente non è più maestra, e forse nemmeno troppo cattiva.

Cosa sta succedendo? Questione di soldi che mancano – la vicenda Premium è stato un salasso – ma anche di teste che pensano. Lungo la via del tramonto la vecchia guardia capitanata da Fedele Confalonieri, forse in attesa di un cavaliere bianco straniero, le leve sono tutte in mano al figlio del fondatore che, anche quando le cose vanno male, può contare comunque sulla solidarietà della sorella Marina e del padre. Con una lettura molto riduzionista dei guai dell’azienda, la numero uno di Mondadori ha sostenuto che i conti che non tornano sono tutta colpa di Vincent Bollorè. Ma è solo quello?

«A Cologno Monzese», raccontano i ben informati, «comandano Pier Silvio Berlusconi e i suoi due-tre fedelissimi, senza guardare troppo alla struttura. Qualcuno conosce i nomi dei direttori di rete? No, e d’altronde decidono ben poco». C’è un aneddoto che va per la maggiore: persino la lista dei partecipanti all’Isola dei famosi deve passare sulla scrivania del figlio dell’ex Cavaliere per l’approvazione, come il caso di Wanna Marchi e figlia dimostra.

Figuriamoci i palinsesti. Con il pallino in mano a Pier Silvio, la cui moglie per altro (Silvia Toffanin) ha un ruolo non del tutto irrilevante nella programmazione, «a determinare cosa va in rete sono pochi gruppi di lavoro, o di potere che dir si voglia: le Iene, Maria De Filippi, Striscia». Le innovazioni, non moltissime, arrivano da lì: Emigratis per le Iene, il ritorno di Simona Ventura alla conduzione con Selfie (copyright Maria De Filippi), House Party…

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[Foto in apertura di Stefano G. Pavesi / Contrasto]

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