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10 giugno 2017

Tra le pastore laureate, la Lunigiana è donna

Cinzia ha cominciato per salvare le zerasche dall’estinzione. Altre l’hanno seguita e si sono trasferite qui, tra Emilia e Toscana. Ora il gregge ha mille capi, tutte femmine

Dante Matelli

Appena le nuvole si sgonfiano sulla valle di Rossano, un’Arcadia di verde boschi e streghe, diventano subito nebbia eppoi gelatina. E allora “lui” decide di scendere a valle. Anche Cinzia e Patrizia al primo languore di grigio corrono, ma per far rientrare le pecore negli stalli prima che “lui” arrivi e ne azzanni qualcuna. “Lui” non si accontenta mai, raccontano: tredici pecore una volta, una ventina alcuni mesi fa, altre vittime che si sono perse nei boschi e non hanno fatto più ritorno.

Sono pecore “zerasche”, una razza che era in estinzione. La “zerasca”, da Zeri, nome collettivo di un gruppo di paesi sopra Pontremoli, tra Toscana ed Emilia, cresce solo qui: ha una reputazione enorme di lane e carni eccellenti, di grandi formaggi la cui fama arriva in Liguria e in Versilia. Lo stragismo di cui “lui” è specialista ha appena mandato a gambe all’aria la piccolissima azienda di un’amica di Cinzia, Valentina, arroccata in alto sui passi della transumanza, tra faggi rocce e vegetazione dove “lui” si nasconde meglio.

Valentina ormai viveva in funzione dei suoi agguati. «Ti osserva per settimane poi attacca alla minima distrazione…». Non riusciva più a dormire, si è arresa dopo che “lui” le ha ammazzato trenta pecore. Ha cambiato mestiere; alleva cani. «Ma non mangia le pecore, le sgozza», racconta Giovanni, che va per boschi da settant’anni. Ha i capelli scolpiti, farebbero invidia a qualsiasi testa glamour di Forte dei Marmi. «Me li fa Roberta, ha la mia età, col rasoio a mano». Ogni tanto Giovanni e “lui” si incontrano sullo stesso viottolo. «Anni fa “lui” scappava. Ora ti ringhia addosso. È una razza nuova, importata e troppo protetta», è sconsolato Giovanni. «E se agisse per fame lo capirei», dice Cinzia, «ma “lui” è un sadico: gli piace uccidere». Cinzia mostra una rastrelliera coi fucili da caccia. Lo inchioderesti a un palo come fanno in Maremma? «No, ma lo prenderei a morsi».

“Lui” è il lupo, Cinzia e Patrizia sono pastore. Vivono tra valli, latrare di cani, bramiti di cervi, bianchi cirri in cielo, e l’eco di un trattore che rimbalza; ma non c’è niente di pascoliano. A cominciare da Cinzia, di una bellezza di frontiera: gamba lunga, schiena dritta e felpe vezzose. Tutto intorno a lei sa di determinazione e purè di patate. Ha studiato all’Accademia delle Belle Arti di Carrara, come dire Canova o Wildt per l’ornato: eppoi pittura, senza pennello ma a spatola; colori bituminosi, «li preferivo perché danno l’idea del concreto»…

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[Foto in apertura di Alberto Novelli]

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