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9 giugno 2017

Bruno Le Maire: «Né destra né sinistra: saremo un governo gollista»

Parla il ministro dell’Economia: «Gli elettori ci chiedono di andare oltre i partiti tradizionali. All’Italia dico: bene Fincantieri, ma tuteleremo i lavoratori»

Francesco Maselli

Évreux è una piccola città dell’Alta Normandia, ed è il cuore della circoscrizione dell’Eure, il collegio elettorale di Bruno Le Maire, primo repubblicano di peso a mollare François Fillon durante lo scandalo e uno dei primi a dichiarare pubblicamente di essere disposto a lavorare con il presidente Macron. Le Maire è stato nominato ministro dell’Economia il 17 maggio e alle legislative dell’11 e 18 giugno si gioca la rielezione e il posto al governo: chi sarà sconfitto alle elezioni dovrà dimettersi, ha chiarito l’Eliseo. Il ministro si divide tra impegni governativi e la campagna elettorale, in un collegio dove il Front National ha raggiunto il 45% al secondo turno delle presidenziali.

«Cerco di fare almeno quattro eventi alla settimana», mi spiega Le Maire mentre stringe qualche mano e si incammina al mercato della città: «È molto importante per un politico essere legato a un territorio, aiuta a comprendere quello che accade nel Paese: mi ha permesso di rendermi conto che il sistema politico francese era morto, che la Francia voleva qualcosa di diverso dai partiti tradizionali».

Bruno Le Maire è un prodotto puro dell’élite francese: nato in una famiglia gollista a Neully-sur-Seine, ricca banlieue parigina, cresciuto nel XVI arrondissement, ha studiato all’École Normale poi a Sciences Po e all’Ena, la scuola di amministrazione pubblica. Scrittore nel tempo libero, ha un lungo passato nei gabinetti ministeriali ed è cresciuto all’ombra di Dominique de Villepin: pare abbia scritto lui il famoso discorso pronunciato dall’allora ministro degli Esteri contro la guerra in Iraq. Eletto per la prima volta nel 2007 dopo aver rifiutato, si dice, il posto di ambasciatore in Italia, è stato ministro dell’Agricoltura durante la presidenza di Sarkozy.

Dopo il disastro dell’ex presidente nel 2012, aveva provato a giocare la sua partita interna al partito: si candidò al congresso dell’Ump nel 2014 perdendo contro Sarkozy e alle primarie della destra nel novembre 2016 raccolse solo il 2,5%: «Sempre meglio essere pionieri che conservatori, quando si è pionieri a volte si sbaglia strada, altre volte invece si trova un nuovo cammino. La sconfitta mi ha insegnato molto, e gli eventi successivi mi hanno dato ragione: ha vinto un outsider che è stato più bravo di me», sorride mentre si avvicina a un banco che vende formaggi.

Il ministro è molto conosciuto, in moltissimi gli chiedono un selfie, si complimentano, o cercano di parlargli di un problema della circoscrizione. In caso di elezione Le Maire resterà al governo e al suo posto subentrerà il supplente: «Poco male», mi dice uno dei gestori del banco della frutta, «noi siamo orgogliosi di essere rappresentati sia da un ministro che da un deputato, in questo modo siamo sicuri che il territorio sarà ben tutelato»…

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[Foto in apertura di Joel Saget / Afp / Getty Images
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