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3 giugno 2017

La classe media non abita più in città

I quartieri centrali di Roma e Milano off limits per ceti impoveriti e giovani famiglie. Così l’ascesa dei creativi ha cambiato le metropoli

Bisbiglia - Cafasso

«Noi non ce ne andiamo, San Lorenzo è casa nostra. Ma il quartiere non c’è più. I nostri amici, i cugini, persino i figli, se ne sono andati in periferia, hanno venduto: come dargli torto?». Giancarlo e Pino sono due fratelli barbieri: 73 e 71 anni, rappresentano il baluardo dell’ex quartiere operaio di Roma, un tempo abitato da ferrovieri e manovali, oggi regno di una nuova classe sociale fatta di universitari e creativi.

La stessa cosa succede al Pigneto, alla Garbatella ed è accaduta a Milano, in zona Isola, e poi in Paolo Sarpi. Il ceto medio e popolare, in Italia così come altrove, sta dicendo addio alla città ed è un fenomeno di cui non si sono ancora indagate abbastanza le conseguenze sociali e politiche.

Quindici anni fa, uscì negli Stati Uniti un libro destinato a far discutere: in Ascesa della nuova classe creativa, pubblicato poi in Italia per Mondadori nel 2006, Richard Florida raccontava il futuro luminoso delle città capaci di attrarre a sé i migliori talenti: ingegneri, ricercatori, stilisti, uomini di cultura. Le municipalità capaci di fare questo perché aperte alle differenze, inclusive, culturalmente vivaci, sarebbero state un incredibile motore di crescita economica e cambiamento sociale.

Ma le utopie migliori hanno spesso una seconda faccia inquietante: dagli Stati Uniti di Trump alla Gran Bretagna della Brexit, per passare a Parigi dove Marine Le Pen si è fermata al 5%, le mappe delle distribuzioni dei voti ci restituiscono una verità scomoda: anziché motori di inclusione, le città appaiono piuttosto roccaforti assediate da un malcontento che dilaga appena fuori dai propri confini.

Dentro resiste un elettorato democratico, liberale, economicamente affluente, fuori preme un ceto medio impoverito e rabbioso dove dominano le posizioni anti-sistema e populiste. Richard Florida ci ha ripensato: il suo nuovo libro pubblicato ad aprile si intitola Crisi urbane: come le nostre città fanno crescere la diseguaglianza, incrementando la segregazione e facendo fallire la classe media, e cosa possiamo fare

►  Continua sul nuovo numero di pagina99, in edicola il 2 giugno o in edizione digitale

[Foto in apertura di Valeria Scrilatti / Contrasto]

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