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21 maggio 2017

Il film “Sette minuti dopo la mezzanotte”

Un giovane afflitto dalla madre malata affronta la morte grazie a una gigantesca creatura. Un film sul potere della fantasia e delle storie dall’intenso immaginario

Aldo Fresia

Conor O’Malley ha 12 anni, suo padre vive dall’altra parte dell’oceano e sua madre sta morendo di cancro. Una notte, un’enorme creatura uscita da un albero secolare gli fa visita: ti racconterò tre storie vere, dice, dopo di che tu mi racconterai la verità che si nasconde dietro i tuoi incubi. Conor è scocciato, sostiene che le favole non sono ciò di cui ha bisogno, che gli servono cose decisamente più concrete, ma la creatura non sente ragioni e siccome è alta come un palazzo e sa essere minacciosa, alla fine lo convince ad accettare.

Sette minuti dopo la mezzanotte parte da qui per imbastire una storia di formazione che ha il pregio di non edulcorare le sue morali e di mantenerle invece complesse e dolorose come è giusto che siano. Prima ancora del film c’è stato però un romanzo e con esso una storia triste. Tutto comincia nel 2004, quando la scrittrice inglese Siobhan Dowd viene chiamata dal suo medico e ascolta le parole che nessuno vorrebbe sentirsi dire: ha un cancro al seno allo stadio avanzato. Si cura, ma soprattutto scrive e pubblica libri per adolescenti. Quando muore, il 21 agosto 2007, all’età di 47 anni, ha appena abbozzato quello che sarebbe dovuto diventare il suo quinto romanzo.

A questo punto entra in scena lo scrittore statunitense Patrick Ness, a cui l’editore della Dowd affida il compito di terminare il libro. Ciò che si ritrova per le mani è un migliaio di parole che tratteggiano alcuni personaggi e lo sviluppo della trama: «Siobhan aveva i protagonisti, una premessa e un incipit. Ciò che purtroppo le mancava era il tempo», ricorderà Ness nell’introduzione alla prima edizione di A Monster Calls (2011), pubblicato in Italia col titolo Sette minuti dopo la mezzanotte. Insomma, il quinto romanzo non scritto di Siobhan Dowd diventa invece il quinto romanzo di Patrick Ness, che successivamente scrive la sceneggiatura dell’adattamento cinematografico ora nelle sale.

Dietro la cinepresa troviamo lo spagnolo Juan Antonio Bayona, al suo terzo lungometraggio dopo l’ottimo esordio rappresentato da The Orphanage (2007, realizzato sotto l’ala protettrice di Guillermo del Toro) e dopo essere approdato a Hollywood con il successivo The Impossible (2012). La posta non è mai stata così alta, perché la trama è ambiziosissima, bisogna alternare riprese dal vivo con sequenze animate e soprattutto è fondamentale trovare il giusto tono, evitando come la peste di essere sdolcinati.

Un aiuto inaspettato viene dalle illustrazioni di Jim Kay che accompagnano il romanzo, ma va da sé che, pur essendo un valido punto di partenza, rappresentano solo una piccola parte del compito che attende Bayona. Lui fa tesoro in particolare del precedente lavoro su The Orphanage e confeziona un immaginario viscerale che ben si presta alla trama e alterna con naturalezza le parti animate e quelle live action. Un materiale complesso da maneggiare, e non tutto sempre funziona alla perfezione: ma quando Bayona gira nel modo giusto, cosa che accade il più delle volte, allora dà forma a un racconto sincero e d’impatto.

Quando si inceppa è perché paga le enormi aspirazioni della sceneggiatura. I messaggi veicolati sono veri e sacrosanti, ma anche numerosi e strettamente legati fra di loro: impossibile eliminarne qualcuno per alleggerire il carico. Ma più il tempo passa e più la questione legata agli atti di bullismo, che il nostro protagonista subisce a scuola, si rivela come la spia più evidente della difficoltà di rendere conto di tutto: è importante che ci sia anche questo aspetto nel disegno complessivo del film, ma Patrick Ness e Juan Antonio Bayona non hanno trovato i giusti equilibri interni alla narrazione.

Sette minuti dopo la mezzanotte, tuttavia, racconta con onestà che la fantasia fa parte della natura umana e che le favole possono aiutarci ad affrontare la vita: in ultima analisi, il film è un inno al potere delle storie, siano esse scritte su carta o proiettate su uno schermo. Evviva dunque le gigantesche creature-albero, capaci di aiutare un dodicenne ad affrontare la morte.

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