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22 maggio 2017

Joseph Stiglitz: «Questi cinque monopolisti minacciano la democrazia»

Il premio Nobel punta il dito contro i colossi digitali e invita Usa e Ue a frenarli. «Nella società della conoscenza, non possono avere il controllo totale su dati e informazioni»

Andrea Affaticati

Sono bastati meno di trent’anni per stravolgere le regole del capitalismo che hanno dominato negli ultimi due secoli lo sviluppo economico dell’Occidente. Due gli attori principali: la globalizzazione e le nuove tecnologie. Una rivoluzione che ha prodotto crescente disuguaglianza e l’affermarsi di grandi monopoli digitali. Un mix che potrebbe risultare fatale per gli strati sociali più deboli così come per le nostre democrazie, sostiene Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia del 2001, del quale Einaudi ha appena pubblicato L’Euro – Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa. Pagina99 ha incontrato Stiglitz una settimana fa, a margine del ciclo Milano Talks, incontri sul futuro del lavoro, organizzato dalla Fondazione Feltrinelli.

In un articolo scritto un anno fa su Social Europe, lei sottolineava che anche i cinque colossi del digitale – Apple, Google, Facebook, Amazon e Microsoft – contribuiscono ad aumentare le ineguaglianze. Perché?

I motivi sono diversi. Cominciamo da quello tecnologico. Se ci si muove sulla stessa piattaforma, è logico che chi si è assicurato la posizione migliore tenderà a concentrare su di sé il maggior numero di utenti. Da qui, per esempio, la posizione di monopolio di Facebook. Il fatto è – seconda considerazione – che questo predominio è in mano a un privato che determina i prezzi, potendoli far lievitare a proprio piacimento. Così tutti pagano di più, mentre i profitti finiscono a un unico soggetto.

Infine c’è una terza considerazione che non avevo fatto nell’articolo di un anno fa, ma che risulta non meno allarmante. Questi cinque colossi oggi veicolano notizie, informazioni, conoscenza, decidendo cosa diffondere e cosa no. Questo loro potere è un pericolo per le democrazie e al tempo stesso produce ineguaglianza. Siamo in una fase di profonda trasformazione, che spinge verso una società dell’apprendimento in tutti campi, economia e innovazione comprese. L’accesso alle conoscenze deve essere libero e garantito a tutti…

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[Foto in apertura di Mark Mahaney / Redux / Contrasto]

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